| alazaro |
Enviado - 04 febrero 2008 : 00:00:07 |
Office du tourisme de la Bosnie-Herzégovine Bosnia and Herzegovina Tourist Office
http://www.tourist-office.org/bosnia/bosnie.htm
E-mail: media@tourism.ba
Reserva d'hotels, informació sobre els llocs més interessants per fer-hi una visita i altres dades útils.
Reserva de hoteles, información sobre los lugares más interesantes para visitar y otros datos útiles. |
| alazaro |
Enviado - 23 diciembre 2009 : 20:41:54 |
Primer tren directo entre Belgrado y Sarajevo
BOSNIA POR DESCUBRIR 23 de Diciembre de 2009
Todos sabemos que la separación de Belgrado y Sarajevo por la guerra fue bastante prolongada y hasta ahora no se había podido coger un tren directo entre estas dos ciudades, pero eso ya ha cambiado. El pasado domingo salía desde Belgrado el primer tren directo hasta Bosnia, un primer tren desde la guerra, que hizo que las comunicaciones entre estos dos países te terminaran. Es desde luego una noticia muy interesante y que deja claro que el pasado se está olvidando poco a poco.
Es un pequeño tren, pero lo importante y significativo es señalar el hecho en sí de que un tren pueda llegar directo hasta Bosnia, algo que no había sido posible desde el año 1992, que comenzaba la guerra de Bosnia y cuando finalizaba toda comunicación entre ambos países. Desde este domingo nuevamente un lazo como es un tren para pasajeros, une a estos dos países, que han estado separados de una manera directa durante muchos años y eso acaba de terminar.
Este nuevo tren directo entre estos dos países, es cuanto menos una noticia muy positiva y que sirve para dejar muy atrás la guerra de Bosnia y para volver a poder conectarse ambos países con un tren directo, que es muy importante para que los pasajeros puedan tomarlo y llegar a Bosnia de manera directa, sin tener que tomar otros trenes, como antes se hacía. Es muy importante para dejar atrás aquella época de la guerra, que no es una época muy positiva y que debe volver a la normalidad.
(http://bosnia.pordescubrir.com/2009/12/23-primer-tren-directo-entre-belgrado-sarajevo.html#more-324) |
| alazaro |
Enviado - 13 octubre 2009 : 23:13:41 |
Bosnia, 3 conferenze danno il via a progetto turismo ambientale IL VELINO.it 9 ottobre 2009
Roma, 9 ott (Velino) - In occasione dell’avvio del progetto triennale “Sostegno alla creazione e promozione di percorsi di turismo ambientale e sostenibile in Bosnia Erzegovina”, realizzato da Ucodep in collaborazione con Wwf Italia e cofinanziato dalla direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo (Dgcs) della Farnesina, sono state organizzate il 24 e il 29 settembre e il 2 ottobre 2009 tre Conferenze per il lancio della citata iniziativa.
Gli eventi hanno avuto luogo nelle tre Valli (Valle della Neretva, Valle della Drina e Valle dell’Una-Sana), aree di intervento delle attività di progetto e hanno visto la presenza di circa 120 partecipanti provenienti dalle istituzioni locali e dalle due entità, nonché da varie associazioni e imprese legate al settore del turismo.
Le giornate hanno inoltre offerto l’occasione per un primo momento di discussione e diffusione dei principi del turismo ambientale e sostenibile e, al contempo, un’opportunità per la creazione di sinergie tra gli attori locali per la valorizzazione delle risorse del territorio.
Il progetto ha l’obiettivo di promuovere il turismo ambientale e sostenibile della Bosnia Erzegovina attraverso la valorizzazione delle tre Valli con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita della popolazione locale e contribuire allo sviluppo economico e alla salvaguardia dell’ambiente naturale. A tal fine sono previste una serie di attività di sensibilizzazione sulle tematiche e i principi del turismo sostenibile e di identificazione e sviluppo di percorsi turistici sostenibili con la partecipazione della società civile e delle istituzioni locali coinvolte.
La Bosnia Erzegovina è un paese con notevoli potenzialità e un patrimonio culturale ricco di storia. E’ inoltre un territorio dotato di una natura di incomparabile bellezza che, se conosciuto e sfruttato adeguatamente, potrebbe essere all’origine di un rilancio dell’economia e del turismo. La conferenza di presentazione del progetto ha visto la partecipazione del personale dell’Unità tecnica locale (Utl) della Dgcs in Bosnia Erzegovina. (http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=964718) |
| alazaro |
Enviado - 28 septiembre 2009 : 23:05:41 |
Verso mete insolite: la Bosnia
Travel/blog.it Mercoledì 23 settembre 2009
A coloro che sono alla ricerca di un adestinazione non troppo lontana eppure decisamente originale per le prossime vacanze, estive o invernali che siano, Msnbc propone di partire alla scoperta di uno stato balcanico a noi abbastanza prossimo, la Bosnia.
Un paese che avrebbe conservato ancora molti degli aspetti e delle caratteristiche che il resto d’Europa avrebbe ormai perduto. Un luogo dove la natura è ancora in grado di fare regali meravigliosi e di sorprendere chi vorrà avventurarsi in queste lande.
Per esempio scoprendo il Parco Nazionale di Sutjeska (http://www.bhtourism.ba/eng/sutjeskanp.wbsp), 17 mila ettari di foreste abitate anche da orsi e lupi, dove non esistono mappe e percorsi attrezzati; le cascate di Kravica (http://www.bhtourism.ba/eng/whattoseeanddo.wbsp?wbf_mjesto=;23), le più impressionanti della Bosnia, create dalle cristalline acque del fiume Trebizat; la Neretva, il fiume che rappresenta il Nilo dello stato balcanico, che per secoli ha rappresentato la via di collegamento dell’entroterra con il mare e che scorre sotto l’antico ponte di Mostar (http://www.travelblog.it/post/6398/mostar-lo-stari-most-ponte-vecchio-rischia-di-essere-cancellato-dal-patrimonio-dellunesco), ricostruito dopo la guerra; il lago e la valle di Pliva (http://www.plivatourism.ba/), attraversata da strade romane e medievali e ideale per gli appassionati di pesca, trekking, kayak e rafting; il Parco naturale “Hutovo blato” (http://www.parksnap.eu/park-list/parco-nazionale-di-hutovo-blato?set_language=it), 7400 ettari di riserva umida in cui ogni inverno oltre 200 specie di uccelli trovano rifugio…
(http://www.travelblog.it/post/8661/verso-mete-insolite-la-bosnia) |
| alazaro |
Enviado - 24 agosto 2009 : 22:13:38 |
Mostar, dalle macerie nasce una città europea
di Emanuele Di Nicola RASSEGNA.it 20.08.2009
Il Ponte Vecchio fu distrutto dai croati nel 1993 e riaprì nel 2004. Per l’Unesco è patrimonio dell’umanità. Cristiani e musulmani lo attraversano per raggiungere i propri quartieri. Nelle strade i ricordi del conflitto e la cultura della convivenza
Fa una strana impressione viaggiare in macchina per i Balcani nell’agosto 2009. A distanza di pochi chilometri cambiano radicalmente le condizioni di vita e la linea del paesaggio. Può capitare di arrivare a Spalato, in Croazia, centro turistico sviluppato e vivace ad uso e consumo del cittadino occidentale. Poi passare il confine bosniaco e fermarsi sul ponte di Mostar, simbolo mondiale delle guerre jugoslave, ideato dall’impero turco, distrutto dai croati nel 1993, ricostruito nel 2004. Quindi entrare a Sarajevo, la città musulmana più vicina all’Italia, verificarne il fascino insieme ai segni del conflitto (non solo simbolici). E dopo il Montenegro, indipendente dalla Serbia solo dal 2006: lo Stato più ricco, che aspetta di entrare nell’Unione europea – la Commissione darà il suo parere a metà 2010 – ma già adotta l’euro e rafforza l’industria turistica. Infine Tirana, capitale dell’Albania alla sfida dello sviluppo, con la stessa ambizione dell’ingresso nella Ue.
Passiamo dalla crescita all’arretratezza fino al tentativo di sviluppo. Insomma, è impossibile dare una visione complessiva: e forse non è neanche necessario, forse meglio rispettare le differenze. Ma anche i Balcani offrono punti fermi: prima di tutto, si possono allontanare alcune idee fuorvianti che avanzano nei paesi europei più sviluppati. Per esempio si può smentire la guida Lonely Planet sui Balcani occidentali, che ci informa come a Tirana non esistano i nomi delle strade. Oppure si può ascoltare un ragazzo albanese che rivendica l’etica del lavoro dei suoi concittadini e chiede più rispetto agli italiani. La scelta è caduta su tre città simboliche, Mostar, Sarajevo e Tirana, ma potevano anche essere Belgrado, Pristina, Skopje... Parlando di questa parte del mondo, non possiamo avere nessuna pretesa. Nel rispetto della percezione limitata, ci affidiamo alle uniche armi a disposizione: le parole scambiate con la gente, gli occhi e la testa di chi scrive, le sensazioni di uno straniero nei Balcani.
Mostar (Erzegovina). Il ragazzo in costume sale sul bordo, allarga le braccia e forma una linea orizzontale con le spalle. Il suo compagno porge un copricapo per raccogliere le offerte dei passanti. Un altro ancora riempie una scodella gelata e, quando viene raggiunta una certa cifra in marco bosniaco, la rovescia in testa al primo per abituarlo alla temperatura del fiume. Questo piega le ginocchia e si lascia andare per 24 metri nelle acque della Neretva. Poi riemerge e guadagna la riva tra gli applausi di chi guarda. E’ quanto si può vedere in un giorno d’estate sullo Stari Most, lo straordinario ponte di Mostar che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità. Il salto dal ponte, che anticamente era una prova di virilità per i giovani, adesso è gestito in modo quasi professionale da una società di tuffatori. Più volte al giorno i membri sfidano la Neretva, il freddissimo corso d’acqua che attraversa Croazia e Bosnia e, secondo una diceria locale, alle sue sorgenti alpine è talmente puro da risultare potabile.
Stari Most significa ponte vecchio, ma in realtà è stato appena ricostruito. La struttura del 1566-67, voluta dal sultano ottomano Sulimano il Magnifico, ha acquistato tragica fama mondiale nel 1993: quando fu distrutta dai soldati croati nella guerra di Bosnia, dopo ripetuti attacchi anche da parte dei serbi. Il ponte rinacque nel 2004, alla fine dei lavori eseguiti con le stesse tecniche dell’impero turco. A oggi la discussione è aperta: per alcuni la distruzione rientrava nella strategia militare – isolare i musulmani dal resto della città -, mentre altri parlano di un atto gratuito per stroncare psicologicamente gli abitanti. Cinque anni dopo la riapertura, sul ponte di Mostar sembra che nulla sia accaduto: croati cristiani e bosniaci musulmani lo attraversano per passare da un lato all’altro della città, è tornata la veduta mozzafiato sul percorso frastagliato del fiume. Da qui si ascolta il richiamo alla preghiera del Muezzin per cinque volte al giorno. I negozi di souvenir sembrano avere attività floride, proprio per il valore simbolico del luogo, il passo della modernizzazione è suggerito dalla rete wireless che copre il perimetro di molti caffè. Ma in realtà, a ben guardare, la guerra resta evidente: nella città molti palazzi sono fatiscenti, mai ricostruiti forse per dare priorità alle zone centrali, i fori dei proiettili bucano le loro mura proprio come a Sarajevo.
In apparenza la convivenza pacifica sembra ricomposta. Non è dato sapere se i risentimenti incrociati finiranno davvero, ma adesso Mostar si presenta come una città inclusiva dal volto europeo. Anche alla sera: tra i molti punti di incontro, oltre ai bar aperti fino a tardi, c’è un enorme discopub che occupa una sorta di grotta naturale scavata nella pietra. Alcuni scendono le scalinate del centro e si ritrovano proprio sulla riva della Neretva. Clementine, una ragazza nera francese che fa la musicista, conferma la potenzialità di integrazione nei Balcani: “Vivo in Bosnia, qui è meglio di Parigi, non sono discriminata per il colore della pelle”. Si incontrano e dialogano persone di varie nazionalità, nativi o viaggiatori, tutti sanno l’inglese. Due giovani di Mostar, che si chiamano entrambi Goran, si soffermano a parlare con me. Mi indicano lo Stari Most di notte e dicono che per loro è il ponte più bello del mondo.
(http://www.rassegna.it/articoli/2009/08/20/50942/mostar-dalle-macerie-nasce-una-citta-europea) |
| alazaro |
Enviado - 13 agosto 2009 : 14:07:29 |
Un ritratto della Republika Srpska
RINASCITA BALCANICA 12.08.2009
La Republika Srpska è parte integrante della Bosnia ed Erzegovina, una comunità multietnica, che si compone di tre popoli costituenti: i Serbi, come maggioranza nazionale, i croati e i mussulmani. Il suo paesaggio e la sua natura incontaminata ne fanno una meta turistica sempre più frequentata da viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo.
La Republika Srpska fa parte integrante della Bosnia ed Erzegovina, più precisamente, è la sua seconda entità, oltre alla Federazione della BiH. La Republika Srpska rappresenta una comunità multietnica, che si compone di tre popoli costituenti: i Serbi, come maggioranza nazionale, i croati e i mussulmani, in aggiunta ad altre minoranze nazionali. Questa parte della Bosnia ed Erzegovina non ha alcun sbocco verso il mare, perciò ha sviluppato alcune altre attrazioni turistiche, come ad esempio il turismo di montagna, i parchi nazionali, il turismo della città, le terme, nonché il turismo religioso.
Le montagne della Republika Srpska sono caratterizzate della straordinaria bellezza delle grandi foreste e dalla ricca flora e fauna, come i monti di Jahorina, Romanija, Vlasic, Borje, Manjaca e Javor. Jahorina è una montagna di una bellezza straordinaria dotata di piste sciabili, ed è conosciuta in tutto il mondo dal 1984, anno in cui si tennero i XIV Giochi olimpici invernali. Si trova 30 km a sud-est di Sarajevo ed è il più importante segmento di numerose offerte turistiche della Republika Srpska. Questa montagna ha ottime piste da sci, come Rajska Dolina (La valle del Paradiso), Ogorjelice e altri sentieri, che sono conessi con strutture di alta qualità degli impianti di risalita. Sia d'inverno che di estate, Jahorina attira sempre un gran numero di turisti provenienti da tutto il mondo. In Jahorina si terrà a gennaio le FIS, gare internazionali nelle discipline alpine. La vetta più alta della Jahorina è Ogorjelica (1916m). La lunghezza totale delle piste costruite è di 25 km. Il manto nevoso su Jahorina resta mediamente per circa 180 giorni. Tra gli alberghi di alta qualità, risaltano il Bistrica (al cui interno vi è anche una piscina da nuoto e altre strutture sportive), poi Vucko, Termag, Rajska dolina, Košuta, Kristal e altri ancora. In aggiunta al turismo invernale, Jahorina ha sviluppato anche quello estivo, arrichito delle attrazioni sportive: arrampicata, caccia, parapendio.
Nel turismo sportivo i luoghi più importanti sono il fiume di Vrbas e il fiume di Tara: nel rafting, nell'alpinismo, nel parapendio, difatti quest’anno si è svolto il campionato del mondo nel rafting sui fiumi citati. In aggiunta a questi fiumi, ci sono affluenti di rara bellezza, tra i quali Una, Sana, Vrbas, Drina, Pliva, Ukrina. Da un affluente del fiume di Sava vi è una riserva naturale nota col nome di Bardaca che si compone di 11 laghi.
In prossimità del fiume di Sava vi è uno ecocentro (ecovillaggio): Ljekarice, che è ricco di boschi, di torrenti e di dieci laghi artificiali che sono stati adattati all'allevamento di pesci, e cio’ ha creato le opportunità per lo sviluppo della pesca sportiva.
Un'importante meta turistica della Repubblica Srpska comprende anche i parchi nazionali di Kozara e di Sutjeska. Il Parco Nazionale di Kozara si trova sulla montagna che porta lo stesso nome vicino ai fiumi di Una, di Sana, di Vrbas e di Sava. Il Parco comprende una superficie di 3494 ettari. La parte centrale del parco Mrakovica, è stato costruito nel 1972, un monumento memoriale dedicato alle vittime di Kozara nella Seconda Guerra Mondiale. Nel Parco Nazionale di Kozara vi è un territorio di caccia con una superficie di 16 000 ettari. Oltre alla caccia, Kozara è famosa per le piste ciclabili disponibili nel periodo estivo e dalle piste da sci, della lunghezza di 800 m, disponibili in inverno. Il Parco Nazionale di Sutjeska è situato nella parte sud-orientale del territorio della RS e comprende le montagne Maglic', Volujak, Zelengora e la riserva Perucica (la più grande foresta vergine d'Europa). Il parco nazionale è stato nominato nel 1962. Si estende su una superficie di 17.250 ettari, con grandi e complesse foreste, i pascoli di montagna e i laghi, con numerosi torrenti e veloci fonti fredde e cristalline. A causa della loro eccezionale bellezza e dell'attrattivo motivo turistico, da vedere, ci saranno sicuramente i laghi di ghiaccio chiamati popolarmente "gli occhi di montagna". Nel Parco Nazionale di Sutjeska esiste un ricco mondo animale e pertanto vi si è sviluppato il turismo e la caccia lungo un’estensione di 53.700 ettari. Un valore aggiunto al parco è dato dai monumenti mortuari di 700 anni fa chiamati "stecci“.
Dalla storia recente, risale il monumento della Seconda Guerra Mondiale, che testimonia la battaglia della Sutjeska, il quale è dedicato alle sofferenze della gente di questa regione. La Republika Srpska è adornanata anche dalle belle città riconoscibili dalle torri, dai monumenti, dai parchi e dai fiumi e ponti di moderna e antica architettura. Alcune delle città sono Banja Luka, Visegrad, Trebinje, Bijeljina, Sipovo, Zvornik, Doboj. La più grande città della RS è quella di Banja Luka ed è la seconda più grande città del Paese. La zona principale della città comprende l'area di 1239 km2, con circa 300 000 abitanti. Nel corso della storia di Banja Luka, la città è stata abitata da diversi popoli, come ad esempio dai Thracians e dagli Illiri, dai Romani, nonché dagli invasori turchi e austro-ungarici. Banja Luka è la più importante città economica, culturale, finanziaria ed è il centro universitario della Republika Srpska. E' famosa oggi per le zone verdi, i parchi e i fiume Vrbas. Il fiume di Vrbas è conosciuto per le condizioni ideali per lo sport acquatico. Quest'anno vi si è svolto il campionato del mondo nel rafting proprio sul Vrbas con partecipanti provenienti da ogni luogo. Nella stagione estiva Vrbas è pieno di diversi tipi di barche, prima fra tutte il kayak, e altre come il dayak che simboleggiano Vrbas e Banja Luka.
Lo sviluppo del turismo termale nella Repubblica Srpska è creato dalle belle terme situate a: Vrucica (a Teslic'), Banja Dvorovi (a Bijeljina), Banja Laktaši (a Laktaši), Kulaš (a Prnjavor), Mljecanica (a Kozarska Dubica), Višegradska banja (a Višegrad), Banja Terme (a Ozren), Banja Guber (a Srebrenica). La guarigione termale era già conosciuta nel tempo dei Romani. Il turismo religioso si è sviluppato grazie a molti monasteri e alle chiese in tutto il Paese, alcuni dei quali monasteri ortodossi sono Tavna, Ozren, Lovnica, Papraca, Knežina, Sase, Dragaljevac, Monastir svetog Vasilija Ostroškog (Bijeljina), Monastir svetog Nikole (etno-villaggio Stanisici Bijeljina), Manastir Presvete Bogorodice (Donja-Bišnja a Derventa), Manastir casnog krsta Gomionica (a Banja Luka), Stuplje, Liplje (a Teslic'), Mostanica (a Kozarska Dubica), Krupa Vrbas (a Banja Luka), Glogovac (a Sipovo), Klisina (a Prijedor), Tvrdoš e Hercegovacka Gracanica (a Trebinje), e tanti altri monasteri, che non attirano tanto per l''aspetto quanto per la storia. Essi affascinano per il passato, fatto di momenti difficili, in cui sono stati profanati, bruciati e distrutti, e nonostante cio’ il popolo li rinnovava sempre.
(http://www.rinascitabalcanica.com/?read=30358) |
| alazaro |
Enviado - 25 julio 2009 : 23:37:16 |
Svelata la città sotterranea di Tito È un labirinto di lusso e tritolo. Sarà sede della biennale di Sarajevo
Andrea Morigi LIBERO NEWS.it 21/07/2009
Dal mostro alla mostra. L’Ark, il rifugio antiatomico del maresciallo Josip Broz, detto Tito, si trasforma in galleria d’arte. Dal prossimo novembre, la prima esposizione biennale d’arte contemporanea di Sarajevo, Ark Underground, sarà ospitata nei 25mila metri quadrati della città sotterranea voluta dal dittatore jugoslavo.
È un’occasione mancata, anche se in nome del superamento delle ideologie. Non sarà quindi un museo degli orrori compiuti dal maresciallo assassino durante la seconda guerra mondiale e nei decenni fino al 1980, anno della sua morte. Già uno dei pochi esempi europei del genere, la Casa del Terrore di Budapest che dal 2002 raccoglie le testimonianze dei totalitarismi fascista e comunista ungherese, vive difficoltà politiche ed economiche che ne minacciano la sopravvivenza. E non tutto il “libro nero del comunismo” riesce a essere contenuto il museo della Stasi a Berlino.
Così, le autorità della Federazione croato-musulmana della Bosnia-Erzegovina hanno deciso di aprire ai turisti e ai visitatori la struttura, realizzata a 250 metri di profondità, durante la guerra fredda, nella cittadina di Konjic. In caso di conflitto atomico, la cittadella era destinata a ospitare i vertici militari e politici dello Stato, ma era in grado di dare riparo per un lungo periodo anche a 350 persone.
Fino al 1992 era un luogo segreto, noto a pochi oltre ai quindici militari addetti alla manutenzione e a quattro ufficiali con nome in codice Istanbul e D-0. Abbandonato nel 1992, all’inizio della guerra civile bosniaca, il bunker fu scoperto dall’esercito bosniaco-musulmano, che vi trovò quattro tonnellate e mezza di tritolo, l’unico materiale finora rimosso. Per il resto, tutto è stato lasciato intatto, persino i rotoli di carta igienica.
Nel “blocco presidenziale” rimangono la camera e l’ufficio, riservati a Tito, in legno di quercia e noce, oltre alla camera della moglie, Jovanka Broz, la più lussuosa. Il resto del complesso è un labirinto di aree residenziali, sale per conferenze, uffici e stanze per la pianificazione strategica, con telefoni rossi per il collegamento con le Repubbliche della ex Federazione jugoslava. Tutto da reintepretare e ricontestualizzare, con il contributo di artisti che hanno vissuto durante la dittatura comunista, insieme a colleghi stranieri e più giovani per mettere a confronto i diversi punti di vista creativi.
Difficilmente, data la scarsa vocazione turistica della Bosnia-Erzegovina, sarà possibile mettere a frutto l’investimento che, all’epoca, costò 4,6 miliardi di dollari.
Non si sa nulla né su chi lo ha progettato né su chi lo ha costruito. Pare che si tratti degli stessi ingegneri che, negli anni Ottanta, ne fecero una copia, di dimensioni ridotte, per Saddam Hussein. L’allora vice-presidente iracheno, nel 1976, due anni prima di salire al potere con un colpo di Stato, aveva visitato il rifugio di Tito. Da dittatore, aveva preteso di avere il proprio, a Bagdad.
Pare tuttavia che l’esigenza di sicurezza fosse avvertita anche nel Regno Unito. Sarà esposta al pubblico a Londra, il prossimo 27 agosto e sarà parte della mostra «Undercover: Life in Churchill's Bunker», una lettera che documenta un Winston Churchill sensibilmente meno soddisfatto, al principio della seconda guerra mondiale, tanto da definire la sala di comando sotterranea, dalla quale il governo britannico gestiva il conflitto, poco più di una «cantina».
(http://www.libero-news.it/articles/view/560011) |
| alazaro |
Enviado - 12 julio 2009 : 22:58:30 |
Bosnia and Herzegovina: Mostar to Attract Tourists with Alternating Mayors?
Ivo Scepanovic for Southeast European Times* BalkanTravelers.com 8 July 2009
The Mostar City Council has met 13 times to elect a city mayor since the October 5 local elections. Nine months later, the Bosnia and Herzegovina (BiH) city remains with no one at its helm.
At the last vote in June, two candidates - Croat Ljubo Beslic and Muslim Suad Hasandedic - tied. Since neither took the majority vote, one resident suggested that the two exchange daily duties in the mayor's office, providing the city with not one, but two mayors.
"We could be a unique tourist attraction if we had a daily exchange of the city mayor," resident Marin Topic told Dnevni List. Topic's proposal that one day the Bosnian Croat candidate Beslic holds the mayor's office, and the next, the Bosnian Muslim, Hasandedic, may have traction with tourists.
Topic also suggested having guards - like those at London's Buckingham Palace - that would change during the daily ceremony accompanying the mayoral switch.
"We would have to ensure that a Muslim candidate would not be the mayor Fridays and a Croat Sundays for religious reasons," Topic said, adding that an ethnically diverse Mostar would boost the city's allure.
There are still no official reactions to Topic's proposal, which is not unusual, as the city is in an upheaval. Hundreds of city council officials and administrators are on strike, including many of Mostar's firefighters. The city's theatre is facing an economic meltdown due to lack of funding.
Mostar City Council Vice-President Murat Coric said that without city leadership, serious decisions will be delayed. "The mayor makes all suggestions, official decisions, and budget executions. The mayor is also responsible for nominating and reliving of duties," said Coric, emphasising the urgent need to fill the post.
Annually, around one million tourists visit Mostar, partly due to the nearby Catholic pilgrimage site, Medjugorje. The city of Mostar's prime attraction is the Old Bridge over the Neretva River. The bridge was originally built during the sixteenth-century Ottoman rule, destroyed in the 1993 conflict, and was later overhauled and rebuilt with funding from the World Bank, UNESCO, the Aga Khan Trust for Culture and the World Monuments Fund. Several countries - including Italy, the Netherlands and Croatia - also provided funds. Many world-renowned figures, including Britain's Prince Charles, attended the Old Bridge's opening ceremony in 2004.
*This text is courtesy of the Southeast European Times (SET), a web site sponsored by the US Department of Defense in support of UN Resolution 1244, designed to provide an international audience with a portal to a broad range of information about Southeastern Europe. It highlights movement toward greater regional stability and steps governments take toward integration into European institutions. SET also focuses on developments that hinder both terrorist activity and support for terrorism in the region.
(http://www.balkantravellers.com/en/read/article/1323) |
| alazaro |
Enviado - 11 julio 2009 : 00:44:33 |
Fishing and the weather warms up in Bosnia
Milan Bukara (Source: www.zepterpassportflyfishing.com) FISH & FLY July 7, 2009
This is a small report on fly fishing in Bosnia.
Season started very well, with excellent water conditions. Fishing was very good, with exception of few rainy days in early April. We also had few days with light rain in May, but clients were fishing, and fish were active all day. Pliva River was especially good this early season, with almost all clients catching ( and releasing, of course ) brown trout of 50+ cm. The biggest trout on Pliva River this year caught by our clients was 60 cm. The biggest grayling on Ribnik River this year caught by our clients was 48 cm. We hope for bigger fish, because it’s only half season now.
Other rivers also had stable water levels. Fish were taking nymph, dry fly and small sedge.
On May 16th we were at the opening ceremony for fly fishing area on Klokot River. It is a beautiful river in west Bosnia, only 5 km from city of Bihac. Fly fishing area is 2,2 km long, averagely 10 meter wide, and in the upstream, on one spot, it is wide around 40 meters. By my estimate, it is 80% grayling river, in all generations, up to 55-58 cm specimens. Klokot River will be officially included in our offer very soon.
June was unusually rainy month this year. Almost half of the month we had rain, followed by rising and colored water in almost all rivers in Bosnia.
Clients were mostly fishing, despite cold weather, but taking more brakes for drying and warming themselves. Fishing was good, brown trout were active, and clients had 45 cm brown trout average, which is good keeping in mind weather conditions. The biggest caught by our clients in June was a beautiful brown trout from Pliva River with 57 cm.
We expect weather to improve by mid July, and excellent water conditions throughout rest of July, August, September and better part of October.
So, if you want to come to fish in Bosnian rivers, you better be quick, because July and August are fully booked, with only few periods left in early September and second half of October.
(http://www.fishandfly.com/articles/20090707) |
| alazaro |
Enviado - 29 junio 2009 : 13:12:21 |
Vjetrenica, un paraíso natural Está situada en la zona de Popovo Polje, en la aldea de Ravno, a sólo diez minutos de la costa adriática, en Herzegovina, y a unos 200 kilómetros al sur de Sarajevo
FARO DE VIGO.es Miércoles 24 de junio de 2009
EFE. - La cueva de Vjetrenica, al sureste de Bosnia-Herzegovina, que ofrece una diversidad inusual de especies endémicas de animales, ha sido reabierta al público y a espeleólogos tras casi dos décadas, pero corre peligro por los planes de desarrollo económico en la zona.
Es la primera de Europa y la segunda del mundo por su biodiversidad y la riqueza de las especies endémicas, de las que han sido descubiertas 55 hasta ahora.
Curiosamente, en la cueva fue encontrado también un esqueleto de leopardo a una profundidad de 1.700 metros, junto a los restos de osos y otros animales.
Pero antes, los defensores de Vjetrenica reunidos en una asociación que lleva su nombre intentaron disuadir a las autoridades locales de los planes de abrir en la zona una cantera y de secar el interior de la cueva, inundada por aguas subterráneas.
El proyecto se enmarca en los preparativos para la construcción de una central hidroeléctrica.
La Asociación de espeleólogos "Vjetrenica - Popovo Polje" apuesta por el desarrollo del turismo en la zona y desea alentar a las autoridades para financiar la construcción de una carretera moderna y fomentar las investigaciones de la cueva.
"Hasta hora, se han observado más de cien especies de animales cavernarios, muchas de ellas totalmente endémicas. Unas 35 han sido vistas por primera vez en Vjetrenica, lo cual convierte esta cueva en un auténtico museo. Unas 15 viven exclusivamente en Vjetrenica", declaró a Efe Andrija Lucic, espeleólogo y vehemente defensor de este lugar único.
"Hay que comparar esos datos con el hecho de que en el mundo hay sólo 20 cuevas con más de 20 especies cavernarias", explica.
"Están adaptadas a la vida subterránea, donde no hay diferencia en día y noche, verano e invierno, y son muy delicadas", señala, tras agregar que cualquier reducción del espacio en que viven lleva a la destrucción de sus colonias.
Lucic instó a las autoridades de Bosnia-Herzegovina a hacer todo lo posible para salvar Vjetrenica, declarar la zona como parque nacional y presentar su candidatura a la lista del patrimonio universal de la Naturaleza de la UNESCO.
(http://www.farodevigo.es/secciones/noticia.jsp?pRef=2009062400_26_341693__Ciencia-y-Tecnologia-cueva-bosnia-Vjetrenica-paraiso-natural) |
| alazaro |
Enviado - 26 junio 2009 : 12:10:33 |
Marche sur les hauteurs bosniaques
ETHISME, Paris 06.2009
On en connaît la capitale, Sarajevo, théâtre de l’histoire et site olympique. Mostar, pont martyrisé et reconstruit pour faire naître la paix… Mais la Bosnie et sa jumelle l’Herzégovine ont plus à livrer, comme une randonnée dans les Alpes Dinariques.
Une sélection de randonnées permet de découvrir des contrées inexplorées à l'image des hautes terres. Elles se couvrent de neige, les hêtres et les sapins mêlent leurs essences, tandis que les hameaux isolés disent la simplicité et la richesse d’une vie fruste. L’identité balkanique s’exprime en une culture chatoyante, aux influences multiples, tandis que ses paysages déclinent une palette aux nombreuses nuances.
Perdu dans les Alpes Dinariques, qui marquent la frontière avec la Croatie et les rives de l’Adriatique, le massif de Bjelasnica s’offre par exemple en superbe terrain de découverte. La randonnée commence au milieu de la forêt de pins et de hêtres qui entoure la station de ski des jeux olympiques de 1984, puis s’oriente en direction du cœur du massif, entre les vallées karstiques et les buissons de pins endémiques. L’accueil des bergers de Lukomir, dans ces villages du bout du monde, dit la chaleur et la simplicité de leur vie. En étapes sportives, on accède à des sites magnifiques: le profond canyon de Rakitnica, les deux sommets les plus hauts, dont le Krvavac, puis l’autre versant du massif, plus désertique, rocailleux et inhabité. De là, le trekking ménage des points de vue grandioses sur l’horizon bosniaque et cueille les petits hameaux de pierre où les marcheurs trouvent refuge.
Dans ce parcours varié, dense et dépaysant, on voit soudain briller les eaux pures du lac glaciaire de Lokvanjsko, non loin d’un observatoire météorologique. La fin de ce périple emmène les voyageur dans les rues chargées d’histoire de Sarajevo, avant que cette découverte du Bjelasnica ne s’achève par une descente en rafting des rapides de la Neretva.
Pratique Ce voyage de 8j/7n «Randonnée dans les Alpes Dinarics» est proposé par Akaoka (http://www.akaoka.com/) à partir de 799 € TTC, réalisable de mai à octobre. Le prix comprend l’ensemble des prestations sur place, mais n’inclut pas les vols pour s’y rendre.
(http://www.ethisme.com/Marche-sur-les-hauteurs-bosniaques_a744.html) |
| alazaro |
Enviado - 21 mayo 2009 : 22:03:41 |
Bosnia’s Dark Icons: The Bridge on the Drina, Višegrad
Text by Albena Shkodrova BalkanTravellers.com
Višegrad is Bosnia’s Oswiecim, where people are trying to live among the ruins of others’ tragedies and collective crimes. The Nobel prize-winning writer Ivo Andric', who described 400 years of the town’s dramatic Balkan history, did not live to witness the tragic continuation of his chronicle. Though it would have hardly surprised him that the bridge on the Drina is the scene on which it took place. Seemingly, at this turn of the river nothing has changed in the last 400 years. The scenery looks just as Ivo Andric' described it in The Bridge on the Drina:
Here, where the Drina flows with the whole force of its green and foaming waters from the apparently closed mass of the dark steep mountains, stands a great clean-cut stone bridge with eleven wide sweeping arches. From this bridge, like from a spring, spreads the whole rolling valley of Višegrad and its surroundings, with hamlets nestling in the folds of the hills, covered with meadows, pastures and plum-orchards, and criss-crossed with walls and fences and dotted with shaws and occasional clumps of evergreens. Looked at from a distance, through the broad arches of the white bridge are apparently flowing not only the green Drina, but all that fertile and cultivated countryside and the southern sky above.
It is exactly like that today. Looked at from a distance.
Upon a closer look, however, the similarity turns out to be an optical illusion. In Višegrad, nothing is the same anymore.
Unlike before, the bridge no longer connects two ethnic groups, two religions, two civilizations and two worlds. The four centuries of history that took place on its pontoons took a turn in a direction that nobody knows how to reverse anymore.
Even its creator, Mehmed Paša Sokolovic', is an unthinkable character today. Mehmed Paša was the most important Bosnian in the Ottoman Empire. Born in a Christian family in a small town on the Drina’s banks in 1506, he converted to Islam and rose through the ranks to become the Grand Vizier. As such, story has it, he built a church in memory of his mother and a mosque in memory of his father. In world history, he is remembered for his idea to dig the Suez Canal.
A product of two cultures that had a difficult relationship, he turned connecting them into his life’s project: he built the stone bridge in Višegrad. Up until modern times, this remarkable example of Ottoman architecture from the mid-sixteenth century was the only secure link between Bosnia and Serbia, and through it – with Istanbul and the entire middle and lower course of the Drina. Apart from this obvious role, the bridge connected the Muslim and Christian communities that inhabited the two opposite banks and later – with Austro-Hungary’s conquest, the two worlds that were at odds with one another – the eastern and western worlds.
Today, Višegrad, which used to be inhabited by two thirds Muslims and one third Christians for centuries, is located in the ethnically and religiously cleansed Republika Srpska in eastern Bosnia. In 1992, a local paramilitary group, inspired by Radovan Karadžic', killed and chased away around 14,000 Bosnians. Many of them were brought by the truckload to the bridge at night – after being shot, beat up or cut up with knives, they were thrown into the Drina’s green waters, over the railing of Mehmed Paša’s bridge.
The traces of the “cleansing” are apparent at every turn.
Up the stream, the road winds around the remains of bullet-holed, burnt and demolished houses that, until 1992, belonged to non-Serbs. Further down, a few kilometres towards Sarajevo, there is another abandoned village. High up on a hill with a view of the Drina, it was built by the former Yugoslav authorities in the late 1980s in order to compensate people who lost their homes to a dam-construction project. Their previous houses are now at the river’s bottom. As are the people themselves – just a few years after Miloševic’s Yugoslavia moved them to their new homes, paramilitary Serbian formations killed them to the last man – according to witnesses, they were among the truckloads of people thrown over the bridge.
Further in on the left bank, beyond the town’s erstwhile Christian quarter is Vilna Vlas – the sinister holiday complex, in which, during the war, Serbian paramilitary men locked and systematically raped Muslim women, causing some of them to go insane or commit suicide.
Today, the resort complex functions as if nothing ever happened. The light refurbishment did not even get rid of the bullet holes in the restaurant’s windows.
On the right bank, which used to be Muslim, there is a Serbian quarter growing now – built upon victims’ and non-returnees’ abandoned or sold houses.
What the bridge on the Drina connects today are the dark locations of the violence committed in 1992. Led by politically-fuelled fears during the war, the Serbs that inherited Višegrad now act not as victors but as people in need of a psychoanalyst.
After getting their ethnic and religious homogeneity, they are not sure what to do with it.
Višegrad’s old houses on the triangular piece of land formed by the Drina and its tributary Rzav are an unshapely heap of crumbling architecture – in front of it, towards the river, a grove of weeping willows has grown.
The centre of communal life – the bridge’s kapia is empty. The eternal “coffee-maker,” described by Ivo Andric', who “with his copper vessels and Turkish cups and ever-lighted charcoal brazier” served the town’s community, invariably seated for long conversations on the bridge’s benches, is no longer there.
Now, a similar role is played by the unsightly square on the right bank, with its semi-clean cafés, the currency exchange bureau, the unfinished hotel and the parking lot that dominates the town’s landscape.
In the early afternoon, a few small groups of people, dressed in tracksuits, are hanging around the tables with plastic cups of sparkling water or coffee, talking about money.
Suddenly, a noise comes from the river. Two boats come near the bridge and music erupts from one of them: a Gypsy band. A Serbian wedding, similar to a scene from the movie Guca!. The people from the cafés move towards the river as to be able to see better. With half-smiles, they watch the boats loaded with guests and musicians – they go under the bridge, make a reverse turn and come back again. Repeated a few times.
The attempt to have fun lasts about ten minutes and then everyone returns to their spot, the square receding in its gloomy, grey silence.
The locals avoid talking both about the events from the 1990s and about their life following those events. Either from pangs of guilt or as an expression of some kind of delayed regret, they rebuilt the mosque and even though there is nobody to go to it, five times a day the voice of an imam, brought from another country, summons to prayer.
It is possible that during these moments, in their ears, echo the words of the Andric’s town chronicler, Alihodža: “But it is alright – if there is demolishing here, there is building elsewhere. If god gave up on this sad town on the Drina, he couldn’t give up on the whole world under the sky. And it could not continue like this forever. Although, who knows?”
(http://www.balkantravellers.com/en/read/article/292) |
| alazaro |
Enviado - 19 marzo 2009 : 19:55:27 |
Nuevos tiempos en Mostar
mMorte BLOG ALTAÏR Martes, 10 Marzo, 2009
Sentado en un pequeño recodo del río Neretva al anochecer contemplo la estilizada figura del Stari Most, el Puente Viejo que durante siglos fue el único nexo de unión entra las dos mitades de Mostar. La imagen parece sacada de una novela de Ivo Andric, como si el tiempo se hubiera detenido en el periodo otomano, y en cualquier momento pudiera aparecer un orondo bey o un veloz mensajero del sultán. Viendo este bucólico escenario es casi imposible imaginar que no hace tanto tiempo, Mostar fuera un campo de batalla y los hombres que hoy se sientan en las animadas terrazas junto a sus amigos empuñaran armas en vez de inofensivas tazas de café.
Antes de que la guerra se iniciara Mostar era una ciudad donde serbios, croatas y musulmanes convivían en paz, como sucedía en gran parte de Bosnia y Herzegovina, pero después de la desmembración de Yugoslavia, y la proclamación de independencia de Bosnia, los problemas no tardaron en aparecer también en Mostar. En abril de 1992 tropas serbias y montenegrinas iniciaron un feroz bombardeo sobre la ciudad y sus defensores croatas y bosniaks (musulmanes de Bosnia) que duraría varios meses. Después de una larga resistencia las fuerzas conjuntas de croatas y musulmanes consiguieron finalmente repeler el ataque. La pesadilla parecía haber terminado, aunque la batalla se había llevado por delante a los habitantes serbios de la ciudad que habían sido expulsados, y algunos de los monumentos históricos, destruidos sin piedad por uno y otro bando. Desgraciadamente la entente croato-musulmana era más débil de lo que parecía, y la pesadilla no había hecho más que empezar en Mostar.
Los croatas estaban decididos a convertir la región de Herzegovina en un feudo propio en los que serbios y bosniaks no tenían lugar. El 9 de mayo de 1993 los croatas lanzaron un feroz ataque sobre los musulmanes hasta conseguir tomar la zona oeste de la ciudad y expulsar a los musulmanes que vivían en este lado de la ciudad. Los croatas tenían las de ganar gracias a su mejor armamento suministrado por Croacia e iniciaron un bombardeo sin tregua sobre la parte musulmana de la ciudad. Pero lo que llevó a Mostar a la primera página de los periódicos no fueron las muertes causadas por esta batalla, si no la destrucción del histórico Stari Most por parte de los croatas. La destrucción no tenía ninguna explicación militar, fue simplemente un ataque a todo lo que había representado históricamente el puente: la unión entre las diferentes culturas y religiones de Mostar.
Cuando finalmente Bosnia fue pacificada, Mostar se despertó de la pesadilla destrozada, y con su población dividida no sólo por el río, si no por un odio que difícilmente una armisticio podría mitigar. Muchos emigraron a otros lugares, pero los que se quedaron iniciaron la dura reconstrucción de la ciudad. Durante muchos años la ciudad continuó dividida, y ningún musulmán o croata se atrevía a cruzar al otro sector por miedo a represalias. En los últimos años la situación ha mejorado, la ciudad ha sido reconstruida, la gente vuelve de nuevo a moverse por la ciudad sin miedo, pero el gran empujón para rememorar los viejos tiempos fue la reconstrucción del Stari Most. Se decidió reconstruirlo usando métodos del siglo XVI y con la misma piedra de la misma cantera del original. El puente fue finalmente inaugurado en el 2004 simbolizando de nuevo la unión entre los habitantes de la ciudad.
Leed el artículo completo en http://www.altairblog.com/usuario/mMorte/blog/106/Nuevos_tiempos_en_Mostar |
| alazaro |
Enviado - 19 febrero 2009 : 00:12:45 |
Stanziamento milionario per il turismo in Bosnia Erzegovina
TTG Italia 05/02/2009 Ammonta a 2,56 milioni di euro lo stanziamento fissato dal Governo della Federazione di Bosnia Erzegovina per lo sviluppo del turismo e della protezione dell'ambiente. Oltre 500mila KM (pari a 255mila euro) dovrebbero essere destinati al finanziamento dei progetti relativi alla costruzione di nuove strutture ed infrastrutture turistiche, ed allo sviluppo sostenibile del turismo rurale. Altrettanto denaro sarà destinato allo sviluppo e promozione delle potenzialità turistiche del Paese. Altri 560 milioni di euro circa, secondo quanto riportato dalla sede Ice di Sarajevo, sarano utilizzati per la protezione dell'ambiente e per la tutela del patrimonio naturale.
(http://www.ttgitalia.com/pagine/news_Stanziamento_milionario_per_il_turismo_in_Bosnia_Erzegovina.aspx?id_news=246056&idx=0&L=IT) |
| alazaro |
Enviado - 10 febrero 2009 : 23:09:03 |
Le piramidi di Bosnia. Tra fantasia e realtà
Andrea Burzì AI Blog 24.01.2009
E’ l’ottobre del 2005 quando una strabiliante notizia appare sul quotidiano bosniaco Dnevni Avaz: è stata scoperta la prima piramide europea! Incredibile, ma dove? Proprio in Bosnia nella valle di Visoko, piccola cittadina di 17.000 abitanti posta una trentina di chilometri a nord di Sarajevo. E non si tratta neanche di una piccola e insignificante piramide, anzi… Alta 220 metri e con i lati della base di oltre 360 metri, è costruita in blocchi di arenaria che indicherebbero la presenza di una civiltà avanzata in una regione che non è certo famosa per le sue bellezze archeologiche. La piramide sarebbe passata inosservata fino ad ora perché ricoperta da terra e vegetazione che con il tempo l’ha nascosta facendola sembrare una semplice collina dalla forma curiosa, la Visocina Hill.
La notizia viene presto ripresa dalla stampa internazionale e le meraviglie che riserva la costruzione, subito ribattezzata “Piramide del Sole”, aumentano di giorno in giorno. Una strada lastricata, della lunghezza di 420 metri, conduce alla sommità dove vi sarebbe uno spiazzo cerimoniale e sui lati della piramide, costituiti da gradoni di arenaria secondo lo stile mesoamericano, si aprirebbero misteriosi tunnel che si perdono nel sottosuolo. Se ciò non bastasse la piramide è anche allineata secondo i punti cardinali e quindi non può che essere opera dell’uomo: lo mostrano le foto dal satellite, mentre nelle vicinanze vengono scoperte perfette e misteriose sfere di pietra.
Il team di ricerca (la “Bosnian Pyramid of the Sun Foundation”) è guidato da Semir Osmanagic, un bosniaco emigrato negli Stati Uniti, dove è ora proprietario di un’azienda che produce elementi metallici per l’edilizia. Osmanagic non è quindi un archeologo, ha studiato Economia e Scienze Politiche all’università di Sarajevo, ma ciò non gli impedisce di dilettarsi nella scrittura di articoli di storia alternativa e di sapore New Age, sui Maya e la loro discendenza da Atlantidei e Lemuriani, legati in qualche modo ad extraterrestri provenienti dalle Pleiadi.
Assecondando la sua passione per la scrittura pubblica dopo pochi mesi il libro “The Bosnian pyramid of the Sun - Discovery of the first European pyramids”. Già dalle prime pagine non mancano le sorprese: la piramide è antica, così antica da avere più di 10.000 anni. La regione dei Balcani e in particolare la Bosnia – così afferma Osmanagic - era la culla di una civiltà molto avanzata che prosperò durante l’ultima era glaciale mentre il resto dell’Europa era coperto dai ghiacciai. Ma improvvisamente avvenne il disastro: lo scioglimento dei ghiacciai causò un’enorme ondata distruttrice che spazzo via questa civiltà e ricoprì la piramide di sedimenti, celandola fino ad ora alla conoscenza umana. Il libro prosegue illustrando le prove genetiche (tenute nascoste dalla scienza ufficiale) della presenza di questa misteriosa popolazione in qualche modo imparentata con gli Illiri, in Perù e nelle Americhe, dei suoi spostamenti per il globo, teorizzando la presenza di continenti scomparsi, i celeberrimi Lemuria, Mu e Atlantide; e così Osmanagic trova analogie tra le sfere di pietra bosniache e quelle del Costa Rica e del Messico. Sfere e piramide sarebbero servite a produrre una qualche forma di energia ultravioletta a noi sconosciuta che, interagendo con i processi biologici del corpo umano, diffonderebbe prosperità e un senso di pace.
Ma le scoperte non si fermano qui, perché le piramidi sarebbero addirittura tre, poste ai vertici di un triangolo equilatero. Le due nuove costruzioni vengono immediatamente battezzate “Piramide della Luna” e “Piramide del Dragone”, mentre si diffondono voci dell’esistenza di altre piramidi non ancora scoperte. Secondo il politico bosniaco Sulejman Tihic esisterebbero addirittura nove piramidi e Osmanagic dichiara che probabilmente ve ne sono altre in Croazia. Intanto Visoko viene presa d’assalto da giornalisti e curiosi, viene creato il parco archeologico delle piramidi bosniache e il turismo prospera, così come i venditori di souvenirs a forma di piramide.
Fin dall’inizio ad Osmanagic è stata imputata una certa mancanza di rigore e metodo nel compiere le ricerche. Il non essere archeologo e il suo passato come autore e simpatizzante di teorie pseudo-archeologiche non gli ha certo portato consensi, come alcune sue dichiarazioni alquanto discutibili e chiaramente tendenziose. Ad esempio, contrariamente a quanto afferma Osmanagic, la Piramide del Sole non è per niente regolare e nemmeno è orientata secondo i punti cardinali, ma presenta pendenze e lunghezze dei lati molto diverse. Anche la disposizione delle tre piramidi in modo da formare un triangolo equilatero è smentita dalle misurazioni compiute da Alun Salt, studente di dottorato all’Università di Leichester. I suoi calcoli dimostrano che ci sono circa 200 metri di differenza (un errore del 10%) tra i lati del “triangolo perfetto” che ha ai suoi vertici le tre piramidi.
Se ciò non bastasse, gli scavi sono stati aperti in più punti simultaneamente e condotti da volontari senza la supervisione di nessun archeologo qualificato. Le foto mostrano quelli che sembrano lavori di sterro più che un lento e meticoloso scavo archeologico, le fotografie fornite come documentazione sono inutilizzabili, prive di scala e senza didascalie, senza alcuna indicazione del luogo dove sono state scattate o di cosa rappresentino.
Osmanagic e il suo team continuano il loro lavoro organizzando campagne di scavo sulle pendici delle piramidi, esplorando i tunnel e organizzando conferenze stampa. Il mondo accademico è comunque scettico riguardo l’esistenza di queste piramidi e alcuni ricercatori attaccano Osmanagic mettendone in evidenza le interpretazioni fantasiose, la mancanza di metodo scientifico e la manipolazione dei dati per suffragare le proprie teorie. Anche l’UNESCO si interessa alle piramidi e manda sul posto un team per accertarsi della genuinità delle affermazioni di Osmanagic, missione che si conclude con un nulla di fatto in quanto, secondo gli uomini dell’UNESCO, non v’è alcuna prova della loro effettiva esistenza.
Le critiche non servono a fermare il lavoro di Osmanagic e della fondazione. Nuove scoperte e rivelazioni vengono di volta in volta annunciate dalla stampa locale e internazionale, corredate da foto, da filmati e da autorevoli pareri di rappresentanti del mondo scientifico che sono convinti della genuinità del lavoro di Osmanagic. Questi, infatti, nel giugno 2006 convoca a Visoko il geologo egiziano Aly Abd Barakat, seguito a settembre dall’egittologo Mohamed Ibrahim Aly e successivamente da altri tre archeologi egiziani, Soleiman Hamed El-Heweli e Mona Fouad Aly dell’Università del Cairo, e Nabil M.A. Swelim della Alexandria Archaeological Society.
La stampa locale e il web riportano frasi sensazionalistiche attribuite agli esperti egiziani quali “la piramide del Sole è la più grande al mondo” e “la Bosnia dovrà essere chiamata la Terra delle Piramidi” oppure “diventerà presto il centro del mondo”. In realtà le dichiarazioni degli archeologi egiziani sono molto meno categoriche di quanto voglia sostenere Osmanagic. Nel riportare le frasi degli studiosi convocati, Osmanagic stravolge il significato delle loro affermazioni ignorando i numerosi “se” e il tono possibilista utilizzato, mentre sorvola abilmente su questioni spinose poste in evidenza da questi, come la totale mancanza di manufatti antichi rinvenuti nell’area che impediscono di proporre qualsiasi datazione, oppure la possibilità che i terrazzamenti della piramide siano moderni.
Con il passare del tempo il caso sembra sgonfiarsi, Osmanagic e la Fondazione vedono non rinnovarsi le concessioni di scavo ma non interrompono il loro lavoro, cercando di fornire nuove prove alla loro tesi, in particolare presunti manufatti che non sono altro che pietre dalle forme curiose, oppure lamentando azioni discriminatorie e minacce nei loro confronti. Nel frattempo, accanto alle tre piramidi, si sono aggiunte la “Piramide dell’Amore” e la “Tempio della Terra”, insieme ad un misterioso alfabeto “proto-bosniaco”. L’ultima evidenza fornita dalla Fondazione è la datazione al carbonio 14 di un pezzo di legno inglobato nella roccia di un tunnel, datazione per certi versi molto controversa, e che gli assegna un’età di circa 30.000 anni.
In effetti, guardando numerose foto presenti sul web, la Visocina Hill sembra proprio una piramide ricoperta dalla vegetazione e gli scavi hanno portato alla luce quelli che sembrano dei gradoni e delle pavimentazioni sul lato della collina. In realtà sia la forma piramidale della Visocina Hill, come quella delle colline vicine, sia la presenza di blocchi di pietra che sembrano essere stati lavorati dall’uomo, sono attribuibili ai fenomeni geologici che hanno portato alla formazione della valle di Visoko e sono, quindi, del tutto naturali e facilmente spiegabili. In natura le forme regolari non sono certo l’eccezione e colline più o meno piramidali sono visibili in ogni parte del globo.
La stessa catastrofe che avrebbe sommerso la piramide non è mai avvenuta. Lo scioglimento della calotta glaciale fu un fenomeno lento e graduale che portò sicuramente a sconvolgimenti geologici e del modo di vita delle popolazioni preistoriche, ma non di tale catastrofica portata.
La storia geologica delle piramidi bosniache inizia nel Miocene, circa 15 milioni di anni fa, quando si viene a formare un grande lago di forma allungata che si estendeva per una sessantina di chilometri tra Zelica e Sarajevo, includendo l’area di Visoko. Questo lago coprì la regione per circa 7 milioni di anni, formando uno spesso strato di sedimenti lacustri che in alcuni punti ha l’incredibile spessore di 2 chilometri. Questi sedimenti comprendono una serie di strati di spessore variabile, ognuno di questi formato da vari materiali e che permettono di ricostruire le diverse fasi della storia geologica della regione: strati di sedimenti fini compattati a formare argilla, sedimenti di sabbia più o meno fine che diventeranno roccia arenaria, strati di detriti grossolani, depositati nei periodi geologici più movimentati, che in seguito diverranno conglomerati o breccia.
Il lago scompare verso la fine del Miocene, tra 7 e 5 milioni di anni fa, e tutti questi strati, disposti uno sopra l’altro in modo abbastanza regolare, sono soggetti ad un nuovo fenomeno geologico, quello del sollevamento per via di spinte tettoniche. Gli strati vengono spinti verso l’alto, spezzati e fratturati secondo direzioni più o meno rettilinee, creando quelli che Osmanagic dichiara essere gradoni e pavimentazioni. Tale fenomeno è evidente in alcuni punti della “piramide” dove si può riconoscere e seguire il percorso delle tipiche pieghe e deformazioni rocciose che si formano per via di questi processi geologici.
Le sfere, così perfette da sembrare artificiali, non sono altro che concrezioni. Queste formazioni naturali sono dovute all’azione dell’acqua che aggrega i minerali presenti nello strato attorno ad un nucleo (in genere un granulo di quarzo od un fossile), producendo queste singolari forme sferiche.
E i misteriosi tunnel? La regione di Visoko è stata per lungo tempo una zona estrattiva del carbone, del ferro e del rame. L’estrazione del rame è attestata archeologicamente già dall’età del Bronzo e quella del ferro almeno dal periodo romano.
Molti dei simboli ritrovati nei cunicoli, e che Osmanagic considera un antico alfabeto, sarebbero stati tracciati in epoca moderna dai minatori, come alcuni di essi hanno testimoniato, mentre altri sarebbero comparsi improvvisamente alimentando dubbi sulla buona fede di Osmanagic.
Inoltre, la tradizione popolare conserva ancora oggi la leggenda della regina Katarina, l’ultima regina di Bosnia che fuggì dal suo castello di Visoko grazie a dei passaggi sotterranei, prima che questo venisse conquistato dall’esercito ottomano.
In effetti, contrariamente a quanto vorrebbe far credere Osmanagic, questa regione non è certo inesplorata dal punto di vista archeologico. Già nel Neolitico sono conosciuti insediamenti molto numerosi, come quello di Butnir, costituito da oltre 300 abitazioni circondate da un muro difensivo e datato alla prima metà del V millennio. Numerose sono anche le attestazioni dell’età del Bronzo e del Ferro, con resti di villaggi, manufatti e tombe megalitiche, a cui fa seguito il periodo della dominazione romana. Il geologo Omerbashich ha ipotizzato che siano stati gli stessi romani a modellare la Visocina Hill dandole una forma vagamente piramidale.
Per questo motivo molti archeologi sono preoccupati per le possibili distruzioni che Osmanagic e il suo team potrebbero apportare alle evidenze archeologiche nascoste nel sottosuolo. Il team della Bosnian Pyramid of the Sun Foundation non è infatti composto da archeologi o scienziati professionisti ma da ricercatori improvvisati. All’inizio del 2007, per motivi non meglio precisati ma facilmente immaginabili, sono stati allontanati dalla Fondazione la geologa Nadija Nukic e Senad Hodovic direttore del museo di Visoko, insieme ad altri ricercatori.
Per fortuna i siti sono ora protetti dalle disposizioni del Ministro della Cultura bosniaco Gavrilo Grahovac. Sarebbe davvero una beffa se la rincorsa ad una fantasia archeologica, o peggio, la ricerca di fama e ricchezza, provocassero la distruzione di ciò che può permetterci di ricostruire la vera storia di questa regione, il modo di vita e le credenze dei suoi abitanti, le loro manifestazioni artistiche e culturali. Popolazioni che non hanno certo minore importanza solo per il fatto di non aver costruito alcuna piramide!
In conclusione le piramidi bosniache sembrano rappresentare il classico caso di pseudo-archeologia. Ve ne sono tutti gli ingredienti: piramidi gigantesche e antichissime, tunnel sotterranei che si perdono nelle profondità della terra, continenti scomparsi e catastrofi naturali, tecnologie miracolose e uomini straordinari, conditi con un pizzico di New Age e recriminazioni complottiste, nazionalismo e fiuto per gli affari.
La mancanza di metodo e rigore scientifico, le conclusioni affrettare e fantasiose di Osmanagic, la ricerca del sensazionalismo e di un forte impatto mediatico, non possono che far sorgere molti dubbi riguardo l’autenticità delle piramidi di Bosnia e mettere in guardia da scoperte così sbalorditive che vorrebbero cancellare secoli di ricerca scientifica e riscrivere la storia dell’umanità.
Risorse web per l’approfondimento:
Le piramidi bosniache esistono! Il sito della Bosnian Pyramid of the Sun Foundation. http://www.piramidasunca.ba/en/
La tesi scettica: le piramidi bosniache non esistono! http://irna.lautre.net/-Bosnian-pyramids-.html
(http://blog.archeologia.com/234/le-piramidi-di-bosnia-tra-fantasia-e-realta/temi-epoche-archeologia/) |
| alazaro |
Enviado - 26 diciembre 2008 : 21:40:44 |
Enjoy Life Bosnia and Herzegovina
http://www.youtube.com/watch?v=rinQSOVUvrU
Un magnífic clip sobre les belleses naturals i del patrimoni artístic, popular i urbà de Bòsnia-Herzegovina a YouTube.
Un magnífico clip sobre las bellezas naturales i del patrimonio artístico, popular y urbano de Bosnia-Herzegovina en YouTube. |
| alazaro |
Enviado - 24 diciembre 2008 : 23:02:51 |
Bosnie-Herzégovine Effort de paix
par Patrick Bellerose Magazine Jobboom Vol. 9 no. 10 - novembre-décembre 2008
Treize ans après la fin de la guerre, le tourisme aide la Bosnie-Herzégovine à se remettre lentement sur pied. Il contribue aussi à rapprocher les musulmans et les Serbes, qui se voient obligés de collaborer pour en maximiser les retombées économiques.
Efendic Fadida tient une boutique de souvenirs face au mausolée de Srebrenica, qui commémore le massacre de plus de 8000 hommes musulmans par les forces serbes en 1995. Cette musulmane dans la cinquantaine a elle-même perdu son mari et son fils lors du génocide. Pourtant, elle a choisi de rester à Srebrenica, aujourd’hui peuplée principalement de Serbes. Comment peut-elle vivre au milieu des ennemis d’hier? «Je suis née ici, j’ai grandi ici», explique-t-elle.
Selon ses estimations, entre 300 et 500 personnes visitent chaque semaine le mausolée. Ceci inclut les proches des victimes, mais aussi de nombreux touristes. Ils viennent en groupes organisés, principalement de Turquie et d’Autriche, mais aussi des États-Unis et d’Europe de l’Ouest. «Ils achètent, ils mangent, ils dorment. Ça stimule l’économie.»
À bien des égards, l’histoire d’Efendic Fadida reflète les défis qui attendent la Bosnie-Herzégovine. En 1995, au sortir d’une guerre de trois ans qui a fait plus de 100.000 morts et 1,8 million de déplacés, le PIB du pays avait chuté de 75% et les infrastructures étaient dévastées, particulièrement à Sarajevo. Les principales usines ont quitté le pays, tout comme une bonne partie des gens les plus éduqués. Pour couronner le tout, le pays a été divisé en deux entités reflétant les rivalités historiques: la République serbe de Bosnie, composée principalement de Serbes, et la Fédération de Bosnie et Herzégovine, où vivent surtout des musulmans et des Croates. Le haut-représentant de l’ONU chapeaute les deux entités, tout en mettant graduellement en place des institutions nationales.
Par ici, les touristes!
Heureusement, le pays peut compter sur de magnifiques paysages de montagnes et une ville riche en histoire, Sarajevo. Ainsi, le tourisme est devenu une des principales activités économiques, après les secteurs de l’énergie et de la construction. Des habitants ont commencé à ouvrir des auberges, des restaurants et à mettre sur pied des tours guidés.
Mais pour réussir dans cette nouvelle voie, les anciens belligérants doivent travailler ensemble. «Au début, quand nous nous présentions dans les foires internationales pour promouvoir la région, les gens voyaient deux groupes se battant pour les touristes», raconte le président de l’Association touristique de Bosnie-Herzégovine, Šemsudin Džeko. En 2003, les deux parties se sont rendues à l’évidence: «L’économie doit primer sur nos chicanes politiques.» La République serbe de Bosnie et la Fédération de Bosnie et Herzégovine ont donc créé cette association touristique pour faire front commun sur la scène internationale. «C’était la première fois que les gens d’affaires des deux entités collaboraient à un projet commun», se félicite Šemsudin Džeko.
Blessures de guerre
Depuis, l’Association crée tout le matériel promotionnel et présente une image d’unité dans les foires internationales. Toutefois, les brochures touristiques évitent de mentionner les éléments liés au récent conflit, comme le mausolée de Srebrenica. «Nous ne pourrions pas trouver un consensus [NDLR: entre Serbes et musulmans] sur la façon de présenter et d’interpréter ces endroits», dit Šemsudin Džeko après une longue hésitation.
Sur le terrain, on constate que la coopération est toujours difficile. «Je n’ai aucun problème à collaborer avec les Serbes», dit une employée de l’Association, qui souhaite garder l’anonymat. «Mais je n’oublie jamais qui sont les agresseurs.» Une situation observée aussi par Tim Clancy, un Américain vivant dans le pays et auteur de nombreux guides de voyage sur les Balkans. «Par exemple, il devrait y avoir des politiques, des taxes et des prix harmonisés entre les deux entités, dit-il. Mais la République serbe de Bosnie refuse de collaborer.» Il ne blâme pas celle-ci pour autant. «Dans les Balkans, les minorités ont peur de perdre leurs acquis. Alors les Serbes préfèrent garder leurs juridictions plutôt que laisser le contrôle au gouvernement national.»
Corruption et sous-financement
D’autres obstacles ralentissent le développement de l’industrie touristique. Tim Clancy, lui-même fondateur d’une entreprise en écotourisme, parle d’un gouvernement inefficace et corrompu. Selon lui, le gouvernement de la Fédération de Bosnie et Herzégovine investit principalement dans la construction et l’énergie, où il détient des monopoles, parce qu’une part de l’argent est redirigée dans les poches du parti au pouvoir. «Ici, les responsables de projets changent en fonction des élections», explique-t-il.
Les rares subventions en tourisme sont distribuées de façon ridicule, poursuit Tim Clancy. «Plutôt que d’aider concrètement une vingtaine de projets, le gouvernement vient d’allouer près de 2000 KM [environ 1500 $ CAN] à 400 projets!» Une façon de plaire à tout le monde, estime-t-il.
La formation de la main-d’œuvre aussi fait défaut. Les réfugiés qui reviennent au pays n’ont généralement pas travaillé dans leur domaine depuis des années. Il y a bien une école de tourisme et d’hôtellerie, mais le système d’éducation est encore «sous-développé», déplore Šemsudin Džeko. De plus, l’industrie souffre du manque de moyens techniques. Par exemple, il est impossible de tenir des statistiques fiables sur le nombre de touristes dans les diverses régions, en raison de la faible présence d’ordinateurs.
Malgré tout, l’industrie a parcouru un bon bout de chemin. En l’an 2000, Sarajevo comptait environ 21 hôtels, comparativement à 84 aujourd’hui. Les prix aussi sont à la hausse, signe d’une forte demande. «Le tourisme aide notre économie de façon générale, dit Šemsudin Džeko. En donnant une image positive du pays, il stimule les investissements étrangers et notre développement. Il aide à la création d’infrastructures et d’emplois. Notre industrie influence directement ou indirectement 54 secteurs. Cela va des hôtels aux stations d’essence.» Et avec un taux de chômage qui dépasse les 40%, le pays en a bien besoin.
Bosnie-Herzégovine
Superficie: 51 210 km2 Indépendance: 1992 Population: 4 millions Distribution ethnique: • Bosniaques: 48,0% • Croates: 14,3% • Serbes: 37,1% • Autres: 0,6% Capitale: Sarajevo (310.000 habitants) Monnaie: mark convertible Taux de chômage: 45,5% (estimation de 2004) Population vivant sous le seuil de la pauvreté: 25%
Sources: The World Factbook, Nationmaster.com.
(http://carriere.jobboom.com/marche-travail/international/2008/11/14/7412891-jm.html) |
| alazaro |
Enviado - 19 diciembre 2008 : 23:34:21 |
Try Bosnia for wide-open spaces
By Tom Brouns and Anne Daugherty Stars and Stripes, Washington November 13, 2008
Few European ski guides will list Bosnia and Herzegovina in their list of most popular ski destinations. And that’s a good thing.
While the rest of Europe flocks to top spots in Austria, France and Switzerland, there are definite benefits to getting "off the beaten path" and giving Bosnia’s Jahorina Mountain, just outside Sarajevo, a try.
Not only are lift lines nonexistent, but also the lack of crowds makes skiing much less stressful, because you don’t have to be constantly on the lookout for the errant daredevil — or new skier — looking to send you or your kids tumbling down the slopes.
Plus it’s relatively inexpensive, snow is abundant and the scenery is fantastic. But it’s not so far out of the way that only the most adventurous should attempt it.
Some will remember Sarajevo as the site of the 1984 Olympics, before Yugoslavia began to break apart and ethnic tensions sparked wars in several of the spinoff countries. Bosnia-Herzegovina saw some of the worst violence, and Sarajevo was subjected to the longest siege in modern European history.
However, a lot has happened since the war ended, and I was pleasantly surprised to see the city awash in new construction projects, and an economy that appeared much more vibrant than I would have predicted when deployed there in 2001.
Though the ubiquitous cemeteries, often in the most unexpected places, are a constant reminder of the war, most of the damaged buildings have been razed and replaced, the bullet holes have been filled and Sarajevans appear to have moved on.
The city is surrounded by mountains, of which at least three are suitable for skiing: Igman, Bjelasnica and Jahorina. Jahorina is the best developed of these, and the most likely to be covered in snow despite being lower in elevation than Bjelasnica. Though it is the only one of the three to be located in the Republika Srpska, the anti-American sentiment that used to prevail in the resort area near the former Serb stronghold of Pale seemed to have disappeared entirely when we were there last February. Also, the relative rarity of English speakers was little, if any, hindrance to communication, as just about everyone we met went out of their way to help make our vacation a success.
Jahorina Olympic Ski Center, about 45 minutes by car from Sarajevo International Airport, sits at an elevation of between 4,200 and nearly 6,200 feet. Its 20 ski runs, some more than a mile long, are served by eight lifts that can move a total of 7,500 people an hour, offering plenty of variety for skiers and snowboarders of all skill levels. There are also plenty of ski instructors and ski equipment rental facilities for those who want them. If you use a tour operator, though, be sure to check to see if discounts apply for specific vendors.
The place is not perfect: There are no snow machines, only a few of the slopes are groomed nightly and most of the lift equipment was built in preparation for the ’84 Olympics, but we were happy to trade off a little luxury for the benefits gained.
We heard upon our return that in other European ski areas people had been complaining about a lack of snow. Our problem was quite the opposite: We had blue skies one day and snow on the other five. In fact, one day the snowfall and wind were so heavy that the lifts shut down. We were forewarned and fortunately had brought books to read in our toasty chalet that day.
Because we had bought six-day ski lift passes, ordinarily I’d have been upset to miss a day of paid skiing. But at 75 euros per adult, and 50 euros per child for a six-day ski pass, we were none too concerned about the missed day. The new snow the next day more than made up for it.
Those who don’t consider hurtling down the slopes on flimsy pieces of fiberglass enough of a thrill may consider renting a snowmobile. For only 50 euros, our family of four got snowmobiles and a guide for a one-hour tour at speeds up to 35 mph through areas few other tourists get to see. Try it when the lifts close, as this opens up the slopes to some hair-raising rides made even more exciting by the waning light.
A final tip for those who decide to ski Bosnia-Herzegovina: Leave yourself some time to see Sarajevo. You can stand in the spot where Gavril Princip fired the shot that started World War I, and enjoy the city’s 16th-century architecture mixed with modern construction, which offers evidence of a rich and multicultural heritage. On top of that, nothing beats the smell of freshly baked bread that wafts through the city each morning.
If you’re looking for something a little different for a good price, Bosnia might be the place for you.
How to get there
While Sarajevo’s airport is not quite a transportation "hub," it is possible to fly there for a reasonable price on Austrian Airlines (from most major European cities via Vienna) or Lufthansa (from Frankfurt). A lesser-known airline that may save a few bucks but proved to be extremely capable and efficient is JAT Airways, Serbia’s national airlines, has flights from Düsseldorf, via Belgrade. It does require that you pick up your tickets ahead of time at any of several major European airports.
Once in Sarajevo, the small size of the airport makes things a snap. Arrange ahead of time with your hotel to have a driver pick you up at the airport and drive you to and from the ski area, all for an extremely reasonable charge. Be sure to let them know if you’re taking a large amount of baggage or bringing your own skis so they can arrange appropriately.
Where to stay
There are a number of hotels within a short walk to the slopes and lifts. Some are from the days of the Sarajevo Olympics, and others built within the last few years. The prices vary accordingly, and the Web site www.jahorina.org offers plenty of information and photos on most of the hotels. We called several and found that most had English speakers who were willing to work with us. However, when we tried to book a reservation with the hotel Bistrica, which not only has a pool but also the area’s only ATM, doctor and pharmacy, we were referred to a travel agency in Belgrade because the clerk lacked confidence in her ability to conduct the transaction in English. We opted instead for one of the numerous chalets (same Web site), which offer more privacy and kitchen facilities and tend to be less expensive (ours was 100 euros per day for a family of four). The down side was having to cook after an exhausting day of skiing. On the plus side, however, Bosnians being pretty heavy smokers, we were glad to avoid the perpetually smoky hotel lobbies.
Where to eat
A number of restaurants offer both local and international fare, though an English-language menu is sometimes hard to come by. Those with picky eaters might try the pizzeria just downhill from the Hotel Bistrica. We can also highly recommend the Hotel Board’s nightly smorgasbord — or "Swedish Feast," as it was referred to by the wait staff. For only 8.50 euros per person (plus drinks), we were treated to a delicious buffet with different dishes every night, as the chef, complete with hat, stands by to proudly explain to you what he has prepared for your enjoyment. Be sure and watch for him on the way out — he’s sure to want to shake your hand and ask how you enjoyed your meal.
Tom Brouns is assigned to Joint Forces Command Headquarters in Brunssum, Netherlands, and Anne Daugherty works for Army Community Services in Schinnen, Netherlands.
(http://www.stripes.com/article.asp?section=103&article=58777) |
| alazaro |
Enviado - 24 noviembre 2008 : 11:50:15 |
Château de Srebrenik
DZANA DE BOSNIE 23 novembre 2008
Le château de Srebrenik est une petite mais imposante forteresse, perchée en haut d'une montagne vertigineuse au Nord de la Bosnie. Après une petite route sinueuse grimpant dans la montagne, on pénère dans le château par une petite passerelle au-dessus du vide. Cette place forte ravira tous les amoureux(ses) des bons vieux châteaux forts, et j'en fais partie.
La ville de Srebrenik se trouve au Nord de la Bosnie, pas très loin de la frontière croate et de la ville de Brcko. Elle se situe donc sur cet axe routier assez chargé qui relie Sarajevo au "corridor de Brcko". Le château se trouve en retrait, à quelques kilomètres de là, sur les hauteurs de la montagne.
Lisez la suite et trouvez des photos à http://www.dzana.net/212-chateau-srebrenik.html Continueu llegint i veieu les fotografies a http://www.dzana.net/212-chateau-srebrenik.html Continuad leyendo y ved las fotografías en http://www.dzana.net/212-chateau-srebrenik.html |
| alazaro |
Enviado - 04 septiembre 2008 : 21:38:52 |
APPARTMENTS IN BOSNIA AND HERZEGOVINA APARTAMENTS A BÒSNIA I HERCEGOVINA APARTAMENTOS EN BOSNIA Y HERZEGOVINA
CROATIAN VILLAS
http://www.croatianvillas.com/index.asp?action=villasRegions®ioncode=loc0000000008&RegionName=BosniaAndHerzegovina&id=34
Croatian Villas is an independent company specialising in quality villas and apartments for holiday rentals in a choice of Croatian resorts. All the properties that we feature have been individually chosen by one of our team for their comfort, location and easy access to a beach or pool. We provide accommodation for all types of holidaymakers whether you are a group of friend sharing, in a couple or a family. Whatever your circumstances we are sure we have the right villa or apartment to suit you.
Our address is:
Croatian Villas Ltd Wood Green Business Centre 5 Clarendon Road, Wood Green London N22 6XJ
sales@croatianvillas.com |
| alazaro |
Enviado - 21 julio 2008 : 00:20:42 |
BOSNIA & HERZEGOVINA The Heart-shaped Land
http://www.bhtourism.ba/eng/
Completíssim portal turístic de Bòsnia i Hercegovina.
Completísimo portal turístico de Bosnia y Herzegovina. |
| alazaro |
Enviado - 20 julio 2008 : 23:48:02 |
Cheap Flights from UK to Sarajevo
Compared to many other Eastern Europe’s capitals, Sarajevo is highly isolated in term of the numbers of affordable flights in and out of Sarajevo. SkyEurope, Germanwings, EasyJets or Ryanair to name a few cover an impressive list of European cities. But Sarajevo and its ex-Yugoslav sister cities in Serbia, Macedonia and Montenegro still remain in oblivion.
Less accessible from Europe, Sarajevo is probably less accessible from America. Normally, American travelers are recommended to fly to UK and then connect to their final destination in Eastern Europe. Without any budget airlines flying from UK to Sarajevo, these following travel companies are the best (many cases) alternatives.
* Cheapflights.co.uk * Opdo.co.uk
A sample round trip ticket with Jat Airway and Austrian Airlines from the 10th and 17th of November between Edinburgh or Glasgow and Sarajevo costs around 290 GBP including taxes and booking fees while route London-Sarajevo is 100 GBP cheaper.
(Source: Sarajevo, clicks! - http://sarajevo.wordpress.com/) |
| alazaro |
Enviado - 23 junio 2008 : 20:59:35 |
Wonderful Bosnia and Herzegovina - Etonnante Bosnie Herzégovine
http://wonderfulbosnia.blogspot.com/
Un blog interessant i curiós, publicat en anglès i francès per la família Mesbah. S'hi troben coses inhabituals que val la pena conèixer si es vol augmentar el coneixement d'aquest país i dels Balcans. Bones fotografies.
Un blog interesante y curioso, publicado en inglés y francés por la familia Mesbah. Se encuentran en él cosas poco habituales que vale la pena conocer si se quiere aumentar el conocimiento de este país y de los Balcanes. Buenas fotografías. |
| alazaro |
Enviado - 14 junio 2008 : 11:31:58 |
Sarajevo
Par Dzana, dimanche 17 novembre 2007
Si vous venez un jour à Sarajevo, ne manquez pas de grimper sur l'une des collines qui cernent la ville. Ce spectacle inégalable vous procurera de drôles de sensations. Regardez la ville en bas, et surtout écoutez... entendez les cris des enfants qui montent des cours de récréation, l'aboiement des chiens, le brouhaha des voitures, et surtout, aux heures de prières, le chant arabe qui s'élève des dizaines de minarets et qui résonne sur les flancs de la montagne. Tout ceci vous prendra au coeur, même si vous n'êtes pas croyant.
Ivo Andric, le plus célèbre des écrivains bosniens, affirmait que dans une telle situation, le spectateur perché sur sa colline n'a qu'une pensée: "Une ville est là". Une ville à tous les sens du terme, une ville avec ses gens, avec ses habitations, son industrie, sa mentalité, son mouvement et surtout sa culture. "Sarajevo, Sarajevo..." Ce nom est si mélodieux que je pourrais le prononcer pendant des heures. Il n'y a rien que j'aime davantage que de grimper en haut de ces collines et regarder vers la vallée.
Continuez à lire sur le blog de Dzana de Bosnie: http://www.dzana.net/84-sarajevo.html Continueu llegint al blog de Dzana de Bosnie: http://www.dzana.net/84-sarajevo.html Continuad leyendo en el blog de Dzana de Bosnie: http://www.dzana.net/84-sarajevo.html |
| alazaro |
Enviado - 17 mayo 2008 : 02:26:27 |
ELITE MOTEL DRAGANA Banja Luka
Elite Motel Dragana is situated on the way out from Banja Luka, 6 KM from down town, on direction to Jajce i Sarajevo. It is placed just on the Vrbas bank, a green and very fast river, surrounded by Manjaca hill-sides, and the hills and valleys known as old and famous resorts for Bajna Luka citizens. Nearby the motel, there are famous numerous and well known medicinal mineral springs - Banja Luka spa springs, and just behind the Motel begins the Vrbas Canyon that is famous in Europe for it's beauties and features.
+ info: http://www.moteldragana.com/index_e.html |
| alazaro |
Enviado - 17 mayo 2008 : 01:47:18 |
Casa de huéspedes “Halvat”
Los señores Valida y Mumo han abierto la puerta de su casa para Usted.
Nuestra casa esta situada en Bascarsija (el casco antiguo de Sarajevo), y le ofrece cinco habitaciones individuales y cinco habitaciones dobles, amuebladas con mucho estilo en un ambiente relajado y familiar. Cada habitación tiene cuarto de baño (ducha, WC y secador de pelo), televisión, programa satélite y teléfono directo. Solo nuestros huéspedes tienen acceso a Internet (surfing y e-mail) esto último es gratis. Les ofrecemos desayuno y limpieza diaria de habitaciones y baños. Tienen a su dispocisión un servicio de lavado y planchado de ropa. Organizamos guía turístico y todo lo que le haga falta durante su estancia en nuestra ciudad.
+ info: http://www.halvat.com.ba/spa/aboutus.html |
| alazaro |
Enviado - 21 marzo 2008 : 14:39:04 |
"Sarajevo, 10 ans après" Photographies d'Aurélie Carbillet
Us invitem a veure les fotografies que Aurélie Carbillet va fer a Bòsnia-Hercegovina els anys 2006 i 2007, en les quals mostra una visió personal d'aquell país, del qual tenia encara al cap unes altres imatges, vistes a la televisió entre 1992 i 1995, quan ella era encara un infant.
Os invitamos a ver las fotografías que Aurelia Carbillet hizo en Bosnia-Herzegovina en 2006 y 2007, en las que muestra una visión personal de aquel país, del que tenía aún en la cabeza otras imágenes, vistas en la televisión entre 1992 y 1995, cuando era todavía una niña.
http://aurelie-carbillet.fr/photos/8_bosnie/bosnie1.html
En été 2006 je me suis rendue à Sarajevo, en Bosnie-Herzégovine, pour voir ce que pouvait être cette ville 10 ans après une guerre dont finalement je ne savais rien.
J'ai gardé en tête ces images vues à la télévision: entre 1992 et 1995 j'étais enfant. J’ai en fait découvert l’histoire et les habitants de ce pays, comme si j’avais été projetée au travers de la télévision, dans cette ville connue par le biais de l’écran. Bien que j’arrive dix ans plus tard, il me fallait saisir l’histoire pour l’intégrer.
« C’était réel » et tout là-bas me le rappel.
Mes photographies reflètent les conflits antérieurs mais également les conflits implicites, elles jouent en permanence sur la dualité, la mémoire et le souvenir.
Pour débuter positivement le visionnage de cette série, voici un tour de Sarajevo, une ville magnifique très dépaysante où l'on apprend chaque jour sur la nature humaine. Viennent ensuite des "photographies-témoins".
Ces photographies ont été prises en deux voyages: les noir et blanc la première fois: 2 jours, les argentiques couleurs la deuxième fois: une semaine, seule. |
| alazaro |
Enviado - 10 febrero 2008 : 18:37:50 |
TOURISME EQUITABLE EN BOSNIE
L'Association Enfants Europe Bosnie œuvre pour la Bosnie Herzégovine depuis 1995. Tout a commencé avec une correspondance scolaire puis des amitiés se sont créées et depuis les objectifs ont évolué. Elle est passée de l'aide d'urgence et d'une lutte des droits de l'homme à l'éducation et surtout la relance économique. Après avoir réalisé une trentaine de missions sur place, elle décida avec les habitants d'un nouveau projet... L'association est heureuse de constater une évolution positive et de pouvoir faire connaître ce pays par le tourisme équitable et solidaire, un tourisme chez l'habitant où nous prendrons le temps de découvrir ses beautés. La richesse culturelle du pays est incontestable et le retour de l'intérêt des voyageurs pour ce pays ne pourra qu'augmenter le positivisme déjà engendré par la force de vie des habitants. Le circuit sera un mélange des atouts si divers de ce pays, de la chaleur de ses habitants à la découverte du patrimoine en s'arrêtant dans les parcs naturels... Nous prendrons le temps de nous imprégner de l'ambiance relaxante... "Tout est possible" en Bosnie, disent souvent les habitants!
Les circuits seront accompagnés d'interprètes avec qui nous travaillons depuis 1995 qui sont devenus des amis, par un accompagnateur français - ici notre agent de développement - et par des spécialistes pour la visite de villes ou randonnées dans la montagne.
Vous y découvrirez bien sûr Sarajevo, capitale de la Bosnie et Mostar, capitale de l'Herzégovine, deux villes où il serait dommage de ne pas s'arrêter.
+ info: http://www.tourisme-equitable-bosnie.com/
(© Copyright 2008 ENFANT EUROPE BOSNIE.) |
| alazaro |
Enviado - 09 febrero 2008 : 12:47:29 |
Les piràmides de Bòsnia *** Las pirámides de Bosnia
Des de l'any 2006 es realitzen prospeccions geològiques a Visocica per determinar l'existència d'una o més piràmides semblants a les d'Egipte i a les de les antigues civilitzacions de l'Amèrica central.
Per obtenir-ne més informació, visiteu l'entrada "Una piràmide a Bòsnia? / ¿Una pirámide en Bosnia?" en la secció de Cultura d'aquest mateix fòrum: http://www.casadelest.org/foro/topic.asp?TOPIC_ID=475
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Desde el año 2006 se realizan prospecciones geológicas en Visocica para determinar la existencia de una o más pirámides semejantes a las de Egipto y a las de las antiguas civilizaciones de Centroamérica.
Para obtener más información, visitad la entrada "Una piràmide a Bòsnia? / ¿Una pirámide en Bosnia?" en la sección de Cultura de este mismo foro: http://www.casadelest.org/foro/topic.asp?TOPIC_ID=475 |
| alazaro |
Enviado - 04 febrero 2008 : 00:11:02 |
Découvrir la Bosnie Bosnie centrale
par Dzana 29 janvier 2008
La Bosnie centrale est certainement l'endroit le plus beau, le plus profond et le plus mystérieux de Bosnie Herzégovine. Des forteresses médiévales, des montagnes, des chutes d'eau, des grottes, des catacombes, des mosquées, des nécropoles bogomiles, des monastères ancestraux, lui confèrent un décor de toute beauté, peuplé d'ours, de loups, de lynx et d'aigles royaux.
Montagnes et rivières de Bosnie centrale
Il ne s'agit pas seulement d'une région géographique, mais bel et bien d'une unité administrative, le "Canton de Bosnie centrale", constitué de douze communes. Une zone très escarpée au climat rude, à la fois continental et montagnard, très chaud en été, très froid en hiver. Ces montagnes sont bien sûr exploitées par tous les amoureux du ski : ainsi la station de Vlasic et ses 15 kilomètres de piste, ses six remonte-pentes et son tremplin de saut à ski, utilisés notamment lors des jeux olympiques d'hiver de 1984 qui, rappelons-le, eurent lieu en Bosnie (autrefois Yougoslavie). Ces montagnes rendent par contre les déplacements assez difficiles, car les douze communes sont reliées par un réseau routier assez difficile, surtout en hiver, lorsque les routes sont verglacées, et qu'il faut longer les ravins. Et ceci d'autant plus que les Bosniens ne sont franchement pas des modèles de prudence au volant !
Mais la Bosnie centrale ce sont aussi des rivières. Notamment la Vrbas (prononcez : Veurbass), qui traverse le canton à l'Ouest en formant deux lacs couleur émeraude à Jajce, après avoir coupé à travers la montagne en formant des gorges profondes et ténébreuses.
Jajce
La ville de Jajce (prononcez : Yaytsé) fut autrefois la capitale de Bosnie. Cette ville était la résidence des rois bosniaques, et notamment du dernier à s'y être fait couronné : Stjepan Tomasevic, en 1461. Il fut assassiné deux ans plus tard par les Turcs, mais il fallut 64 années avant que la ville ne tombe aux mains de l'envahisseur. Ainsi Jajce opposa une très longue résistance à l'empire ottoman, alors que le reste de la Bosnie était déjà conquis depuis un certain temps.
Jajce se trouvant au carrefour des principales voies de communication, cette ville a toujours joué un rôle clé, dans chaque conflit depuis le Moyen-âge. Lors de la seconde guerre mondiale, le maréchal Tito (chef de la Yougoslavie de 1945 à 1980) y établit son quartier général, au pied de la vieille ville. Sa maison est toujours visible aujourd'hui, bien qu'elle fut très sérieusement endommagée lors du dernier conflit. En effet, des affrontements eurent lieu ici dans les années 90. Depuis, Jajce est peuplée de Croates et de Bosniaques, fait assez exceptionnel, car la plupart des Croates de Bosnie vivent désormais en Herzégovine. Par contre, il n'y a plus du tout de Serbes à Jajce.
Du côté des monuments anciens, on peut citer aussi la "maison du roi Mitra", pierre datant du IV° siècle, le plus ancien donjon de Bosnie, des catacombes creusées dans la pierre par les rois bosniens, et bien sûr le château qui surplombe la ville. Mais ce qui a fait toute la célébrité de Jajce, ce sont bien sûr les chutes de la Buna, à l'endroit où cette rivière se jette dans la Vrbas. Ces chutes ont été désignées par l'UNESCO comme faisant partie des douze plus belles chutes du monde.
Travnik
Après avoir fait tomber Jajce, les Turcs choisirent la ville de Travnik pour capitale. Travnik, ville éternelle, n'est plus la capitale depuis déjà longtemps. Mais elle reste l'un des haut-lieux de l'Islam en Europe. Un nombre incroyable de mosquées et de minarets, au vu de la population pourtant assez faible. C'est aussi la ville de Bosnie qui compte le plus de mausolées, notamment des tombes de vizirs du moyen-âge. Travnik est également la ville natale de l'écrivain Ivo Andric, prix Nobel de littérature en 1961, et seul écrivain ex-yougoslave à avoir obtenu cette récompense. Toute son oeuvre est bien sûr imprégnée du climat bosnien, ce grand auteur a décrit la vie bosnienne à travers les siècles, la mentalité des habitants, les forêts et les cours d'eau... Sa maison natale est aujourd'hui un musée, dans le centre de Travnik, et sa tombe n'est pas bien loin, à côté de la petite église.
Travnik, c'est aussi une forteresse (puisqu'on vous dit qu'il y en a partout en Bosnie centrale!), et bien sûr "Plava voda", en français L'Eau bleue, un ravissant coin d'eau fraîche où en 1887 l'archiduc d'Autriche vint se ressourcer et laissa une pièce d'or dans le courant.
Les eaux vertueuses
Depuis des millénaires, la Bosnie centrale est réputée pour la qualité de ses eaux, et tout particulièrement celles de la ville de Fojnica (prononcez : Foynitsa). Il y a très longtemps, les légionnaires romains venaient y soigner leurs blessures. Au XIX° siècle, ces thermes étaient le lieu privilégié des fonctionnaires et officiers austro-hongrois qui venaient y soigner leurs rhumatismes. Ces vertus médicinales ayant été confirmées par la science, Fojnica a monté tout un complexe de stations thermales : Reumal, avec des capacités d'accueil et d'hébergement très importantes.
Religion
Les trois religions de Bosnie (Islam, Catholicisme, Christianisme orthodoxe) sont omniprésentes dans toute la Bosnie centrale.
* Islam : en plus des innombrables mosquées, mausolées et minarets, citons le pèlerinage de Donja Vakuf, qui accueille chaque année plus de cent mille fidèles. La légende raconte qu'ici, il y a 400 ans, une période de grande sécheresse amena les habitants à prier Dieu intensément pendant quarante jours. Au terme de cette période, la paroi de la montagne se fendit et de l'eau en jaillit ! * Catholicisme : Au Moyen-âge, le Vatican dépêcha en Bosnie centrale un grand nombre de moines franciscains, afin de concurrencer le christianisme orthodoxe d'une part, mais surtout de lutter contre l'hérésie des Bogomiles. Les Franciscains n'ont converti presque personne, mais ils ont bâti un grand nombre de monastères dans toute la région, dont la plupart sont aujourd'hui encore visitables. * Christianisme orthodoxe : il prend lui aussi la forme de monastères disséminés un peu partout dans le canton. Les monastères orthodoxes sont cependant plus discrets et plus petits : ils se fondent naturellement dans le décor environnant.
Faune et flore
On trouve en Bosnie centrale des espèces très rares ailleurs, voire quasiment disparues dans le reste de l'Europe. Elles vivent ici en grand nombre, et sans réelle menace d'extinction, si bien qu'elles font l'objet de réserves de la plus haute importance. Ainsi nous pouvons citer : l'aigle royal, l'aigle impérial, le vautour et le faucon. Du côté des mammifères : le loup, le lynx, et deux espèces d'ours : l'ours brun et l'ours gris. Avec plusieurs milliers de spécimens pour chacune de ces deux espèces.
Mais le plus célèbre des animaux de Bosnie centrale est sans doute le "chien de Travnik", encore appelé "chien de Tornjak", qui arriva en Bosnie en même temps que les Slaves, au VI° siècle, fidèle chien de berger. Citons enfin le pigeon voyageur à bec court de Travnik, qui paraît-il remporte chaque année de nombreux concours internationaux de vols longue distance.
Photographies
Pour voir d'autres photographies de la Bosnie centrale, je vous invite à visiter ma galerie : Bosnie centrale (http://www.dzana.net/photos/?level=album&id=5).
(Source: le blog Dzana de Bosnie. - http://www.dzana.net/122-bosnie-centrale.html) |
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