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 L'educació a ALBÀNIA / La educación en ALBANIA
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alazaro

Envíos 10057

Enviado - 10 septiembre 2007 :  23:38:05  Mostrar perfil  Responder con Cita
La riforma di Bologna nelle università albanesi

scrive Marjola Rukaj
OSSERVATORIO SUI BALCANI
06.09.2007

Alla vigilia del terzo anno di applicazione della riforma europea delle università, gli studenti e i docenti degli atenei albanesi iniziano ad avere alcuni dubbi sulla effettiva efficacia della cosiddetta convenzione di Bologna

Il prossimo anno accademico sarà il terzo anno di applicazione della convenzione di Bologna nelle università albanesi. Ormai quasi tutte le università del Paese sia statali che private hanno riformato il ciclo di studi nel formato 3 + 2, ma al giungere del termine del primo ciclo, alla prima generazione di studenti stanno sorgendo dubbi e incertezze.

3 anni fa la riforma, l’ennesima del suo genere nell’istruzione albanese, venne accolta con unanime entusiasmo senza suscitare la benché minima discussione che assomigliasse almeno vagamente a un’analisi della proposta. Le ragioni che ne hanno ispirato l’applicazione erano un po’ come ovunque: il bisogno di rispondere alle esigenze del mondo del lavoro offrendo un’istruzione fatta a misura delle offerte, con più specializzazioni, minor anni di studio, più personalizzazione; integrazione del sistema universitario albanese in quello europeo; mobilità degli studenti e infine il riconoscimento dei titoli di studio rilasciati dalle università albanesi. Sembrava infatti una sorta di integrazione europea del paese in ambito universitario che fu accolta molto ottimisticamente da studenti e docenti in tutto il Paese.

Però l’applicazione di una riforma così radicale del sistema sta risultando poco meditata e poco chiara. Innanzitutto si è capito che al conseguimento della laurea di primo livello si ha uno status inferiore rispetto alla laurea a ciclo unico, che nel sistema albanese è stato definito “status di tecnico”, un’espressione equivalente a un diploma conseguito in istituiti di formazione professionale, che penalizza enormemente nella selezione all’interno del mondo del lavoro, dato che viene considerato come poco più che un diploma di scuola superiore. Si è in tal senso obbligati a conseguire il tanto ambito master, o la laurea di secondo livello, che però inserita nel mondo universitario albanese assume criteri specifici di ammissione, che finora pare sia quello più tradizionale: la media dei voti. Per l’accesso alla laurea di secondo livello nella maggior parte delle facoltà bisogna aver conseguito la prima laurea con la media dell’ 8 o dell’ 8,5 che è ovviamente un traguardo realizzabile solo per un’esigua percentuale di studenti.

La media tra l’altro è il criterio spinoso che viene abolito e riabilitato ciclicamente di anno in anno per l’ammissione all’università che per motivi logistici continua a essere a numero chiuso. Dai tempi del comunismo la media era il traguardo più importante per l’accesso a studi universitari tanto che vi furono intere generazioni che sembrava studiassero solo per raggiungere la media. Dopo il crollo del comunismo, che provocò il brusco calo del tenore di vita degli insegnanti, la media diventò uno strumento di corruzione che costrinse la maggior parte degli studenti a seguire corsi di recupero o di approfondimento a pagamento, spesso inutili, gestiti privatamente e in modo abusivo dagli insegnanti in cambio dei voti alti per poi raggiungere la media necessaria. Negli anni ’90 il fenomeno raggiunse livelli disastrosi, tanto da indurre il ministero dell’Istruzione ad abolire tale criterio. Ma in seguito è stato riproposto e abolito di nuovo, continuamente. Nelle università albanesi dove la corruzione rimane preoccupante, la ricomparsa della media rischia nuovamente di trasformarsi in un ottimo strumento di abuso che non contribuirà a migliorare la qualità degli studi.

Come prevede il pacchetto di Bologna è stato introdotto il sistema dei crediti formativi, ma agli studenti rimane tuttora un concetto bizzarro di scarso significato, mentre gli stessi docenti denunciano non solo la scarsa chiarezza nel definire il concetto dei crediti ma anche l’abuso nel gestirli arbitrariamente da buona parte degli stessi docenti.

Inoltre per contenere il programma di studi in 3 anni, i corsi sono stati ridotti in semestrali traducendosi in un grave colpo alla già fragile preparazione che di solito le università albanesi forniscono negli ultimi anni. I docenti incominciano a lamentarsi del fatto che la riforma sia stata troppo superficiale poiché ha riguardato solo l’organizzazione esterna del sistema senza dare tempo ad un adeguamento strutturalmente in materia di testi e programmi. In uno studio recente sulla riforma si è concluso che questa mossa altro non ha fatto che aggiungere altri problemi a quelli che già c’erano nel sistema universitario albanese. Pare poco fattibile l’adattamento dell’offerta universitaria a quella del mondo del lavoro dato che quest’ultimo è molto complesso e in piena evoluzione, mentre i programmi albanesi continuano a necessitare aggiornamenti e arricchimenti, e secondo alcuni non è stato ancora colmato il vuoto di aggiornamento che ha lasciato il pluriennale isolamento. Nelle facoltà delle scienze esatte molti dei materiali in uso risalgono agli anni ’70 e ’80 mentre i docenti invitano vivamente ad aggiornarsi su internet che, per quanto sia un ottimo mezzo di informazione, è lontano dal fornire le informazioni sistematiche da manuale base.

La situazione è ben più grave per le facoltà umanistiche che sono da sempre le più deboli del sistema albanese. E’ questa infatti una debolezza che si eredita già dalle scuole superiori che tradizionalmente offrono un’ottima preparazione nelle scienze esatte ma una scarsissima preparazione umanistica, come voleva la tendenza del regime che mirava a sfornare professionisti per le proprie industrie. Non ha contribuito neanche la riforma delle scuole superiori che ha introdotto una sorta di liceo classico dal terzo anno. Si pensa infatti che i più colpiti dalla nuova riforma saranno proprio i laureati in scienze umanistiche, che hanno già grosse difficoltà a trovare un impiego nel mondo del lavoro albanese. E’ un fenomeno tipico che i laureati in scienze umanistiche riprendano a studiare iscrivendosi ad una seconda facoltà più promettente, principalmente giurisprudenza o economia.

Ma il mondo del lavoro albanese secondo lo studio in questione rimane incerto e sovraffollato di laureati, molto più di quanti ne possa assumere, tanto che molti lavori che non richiedono una preparazione universitaria incominciano a essere svolti dai laureati. Pare che non vada meglio neanche con le professioni sicure come medicina e giurisprudenza da sempre ambite dagli albanesi. Nella facoltà di medicina circola il detto che “per far assumere tutti i medici albanesi bisognerebbe chiudere la facoltà per i prossimi 10 anni e non farne laureare altri”.

Nonostante gli entusiasti dicano che a uno studente albanese oggi sia più facile trasferirsi per studiare all’estero, per ora e nel prossimo futuro l’integrazione dell’università albanese nel sistema europeo di mobilità rimane una possibilità solo sulla carta. Per parlare di mobilità bisogna sempre passare per il lungo calvario burocratico alle porte delle ambasciate europee, mentre, l’applicazione dell’accordo sull’agevolazione della mobilità di alcune categorie, tra cui anche gli studenti, per ora è stata rimandata al 2008. Non si parla neanche di riconoscimento dei titoli di studio, a parte per qualche facoltà come quella di infermieristica, fatto che a Tirana spiegano con la scarsa fiducia che gli enti europei hanno nella reputazione delle università albanesi.

Sono sempre più numerosi i docenti che ritengono che la riforma abbia fatto più male che bene, ed è stata applicata nel momento sbagliato. Sembra che anche questa riforma sia stata adottata in modo acritico, con quell’atteggiamento passivo della politica albanese che considera ottimo tutto quello che porta il marchio Ue senza badare ai tempi o alle circostanze.

(http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/8196/1/245/)

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Enviado - 26 diciembre 2007 :  15:47:03  Mostrar perfil  Responder con Cita
La universidad privada, nuevo negocio en Albania

Ana Arenas
Aprendemas.com
19/12/2007

Según denunciaba el diario Shqip hace unos días, el número de instituciones que se hacen llamar ‘universidades’ han crecido notablemente en los dos últimos años en Albania.

De hecho, actualmente hay 15 universidades y la más antigua, la Universidad Luarasi, tiene apenas 4 años de existencia.

Estas universidades se han convertido en un negocio basado en la producción de titulados y en la venta de ‘diplomas universitarios’ a cambio de pagar hasta 6.000 euros anuales en una carrera de cuatro años.

Ante esta situación muchos albaneses se han visto obligados a seguir sus estudios en el extranjero.

(http://www.aprendemas.com/Breves/DetalleBreve.asp?Breve=5435)
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Enviado - 07 junio 2008 :  23:32:51  Mostrar perfil  Responder con Cita
Éducation: l’Albanie mise sur l’enseignement de l’allemand

Dritan Laci (Shekulli)
Traduit par Mandi Gueguen
Courrier des Balkans
05.06.2008

Le ministère de l’Éducation albanais et l’Ambassade d’Allemagne viennent de signer un accord prévoyant l’ouverture d’une section bilingue dans quelques établissements scolaires à Tirana. À terme, l’accord prévoit la création d’une section bilingue germano-albanaise dans tous les collèges et lycées albanais. Tirana espère ainsi intensifier ses relations avec Berlin et faire profiter ses étudiants de formations universitaires de renom en Allemagne.

À partir de l’année prochaine, les cours seront dispensés en albanais et en allemand au lycée Sami Frasheri et au collège Fan Noli de Tirana. Le premier accord pour l’ouverture d’une section bilingue dans ces établissements fait suite à la signature de la déclaration de collaboration entre le ministère albanais de l’Éducation et des sciences et l’ambassade de la République Fédérale d’Allemagne à Tirana. D’un point de vue général, l’accord vise l’intensification de l’apprentissage de l’allemand par les jeunes, mais aussi la possibilité pour ces derniers de pouvoir poursuivre leurs études en Allemagne. L’accord prévoit que la langue allemande soit une matière obligatoire dans les années à venir dans tous les collèges du pays, après ce premier essai dans les écoles de Tirana.

Le ministre albanais de l’Éducation, Genc Pollo, a applaudi cette nouvelle mesure et a affirmé que l’apprentissage de l’allemand, une des langues majeures du continent européen, représentait non seulement une ouverture spirituelle mais aussi la possibilité de découvrir la culture et la science de ce pays d’une longue et riche tradition.

«Nous avons pris des initiatives pour intensifier l’apprentissage des langues étrangères, nous avons fait des efforts pour le moderniser et pour qu’il devienne un outil important de progrès personnel et professionnel. La maîtrise des langues étrangères est capitale pour les Albanais à notre époque. En ouvrant une section bilingue germano-albanaise dans le lycée "Sami Frasheri", je pense que nous avons tendu la main à un pays majeur du continent et c’est de bonne augure pour un pays comme le nôtre qui s’efforce de développer sa démocratie et son économie et de devenir membre à part entière de la famille euroatlantique», a annoncé le ministre albanais dans son discours à la signature de l’accord bilatéral albano-allemand.

Lors de la signature de l’accord, les deux parties ont souligné l’importance des langues étrangères et la valeur de l’enseignement bilingue comme une nouvelle forme d’enseignement qui combine l’apprentissage d’une langue étrangère ainsi que l’acquisition de diverses compétences. La section bilingue débutera, selon la déclaration, dans un petit nombre de sections, à tous les niveaux du lycée où l’allemand sera enseigné, tandis que quelques autres matières seront enseignées en allemand.

La première génération issue des sections bilingues passera l’examen du diplôme national de maturité (équivalent du Baccalauréat) en 2010-2011, en albanais et en allemand. Un groupe commun de travail sera mis en place à cet effet, dont feront partie aussi bien le ministre albanais, Genc Pollo, que l’ambassadeur allemand, M. Borchardt. Ce groupe élaborera les détails et le fonctionnement de la section bilingue, il préparera aussi le programme de l’enseignement, les règles du diplôme national de maturité, les critères de sélection des élèves candidats, la répartition des enseignants allemands et leur formation, le co-enseignement, le développement des outils d’apprentissage et le certificat d’études final.

L’ouverture des sections bilingues date de 1998, la première a été mise en place au lycée des langues étrangères de Tirana «Asim Vokshi». Les sections bilingues comprennent l’enseignement de toutes les matières étudiées en deux langues : une étrangère (jusqu’ici anglais, français ou allemand) et l’autre albanaise. Un des avantages des élèves qui obtiennent un diplôme du cursus secondaire bilingue et qui désirent poursuivre leurs études supérieures à l’étranger, est d’être dispensé du test de maîtrise de la langue étrangère. Ils bénéficient aussi de procédures plus légères pour s’inscrire dans les universités françaises, italiennes et anglaises. Un autre bénéfice de ces classes bilingues est la formation linguistique des enseignants albanais par des locuteurs natifs.

À l’heure actuelle, l’Albanie compte sept sections bilingues : trois section albano-italiennes à Tirana, Korça et Elbasan, trois sections albano-françaises à Tirana, Shkodra et Elbasan et dernièrement une section albano-allemande à Tirana.

(Source: Newropeans Magazine - http://www.newropeans-magazine.org/content/view/8031/259/)
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Enviado - 25 febrero 2009 :  22:17:12  Mostrar perfil  Responder con Cita
Albania: le prime lauree congiunte con Università italiane

RINASCITA BALCANICA
11.02.2009

Tirana - C’è un’Italia sommersa che instaura rapporti internazionali, trasferisce il proprio patrimonio culturale, prepara generazioni di professionisti e unisce i popoli tra loro. Cosa rappresenta, se non questo, l’azione di oltre 450 docenti italiani che sostiene il progetto dell’Università Nostra Signora del Buon Consiglio di Tirana? Parliamo della più grande iniziativa universitaria italiana all’estero. E’ dal 2004 che l’Università albanese, istituita da una congregazione religiosa di origine italiana, ha avviato i suoi corsi di laurea che coinvolgono tre Università statali italiane: economia aziendale e scienze politiche (con Bari); medicina, odontoiatria, infermieristica e fisioterapia (con Roma Tor Vergata), farmacia (con Milano). I titoli di laurea sono rilasciati congiuntamente tra l’Università NSBC e la partner italiana, cosa che in Albania ha una valenza notevole: significa poter acquisire un diploma che accomuna il Paese delle Aquile all’Europa ancor prima della sua piena integrazione nell’Unione. Un master di area finanziaria è realizzato congiuntamente anche con l’Università di Bologna.

Venerdì 13 febbraio 2009, alle ore 15.00, presso l'Aula Magna dell'Università, a Tirana, si terrà la cerimonia di consegna dei diplomi di laurea congiunta ai primi 98 laureati. Si tratta di un avvenimento straordinario, che infatti vedrà presenti i rettori di Bari, Corrado Petrocelli, di Roma Tor Vergata, Renato Lauro, e dell’ Università albanese, Paolo Ruatti. Saranno presenti le massime autorità dello Stato, rappresentanze diplomatiche, religiose e imprenditoriali. E’ la prima volta, infatti, che in Albania vengono rilasciate lauree di Università statali appartenenti a Paesi dell'Unione Europea. L’attività didattica viene effettuata in lingua italiana, grazie al fatto che la lingua del Bel Paese è molto conosciuta e non solo per effetto delle televisioni italiane che entrano da tempo nelle case di tutti gli albanesi. Bisogna anche considerare che oltre 400mila emigrati vivono in Italia e che una forte tradizione storica lega i due Paesi. Non per nulla il più noto scrittore albanese vivente, Ismail Kadaré, ha intitolato un suo recente lavoro “Dante, l’inevitabile”.

La congregazione religiosa che ha promosso l’iniziativa, fondata da Luigi Maria Monti, è presente in venti Paesi del mondo ed ha in Italia importanti attività, tra le quali: Istituto Dermopatico Immacolata, Elea, Nerviano Medical Sciences, Editrice Monti. La congregazione è presente in Albania dal 1993, dove ha gestito un campo profughi kosovari per un anno, ha aperto tre centri sanitari (poliambulatorio, odontoiatria e riabilitazione), ha in costruzione una struttura ospedaliera. Nel corso degli anni il progetto del complesso ospedaliero-universitario di Tirana ha visto il sostegno di istituzioni ed enti, a partire dalla Conferenza episcopale italiana con i fondi dell’8xmille. Si sono poi aggiunti l’Associazione Pro Balcani, la Provincia Autonoma di Trento, la Regione Lombardia e altri. Ma l’iniziativa è un cantiere aperto e molto resta da fare. Merita una particolare segnalazione l’attività, a titolo di volontariato, di molti docenti.

(http://www.rinascitabalcanica.com/?read=18562&similar=1)
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Enviado - 24 julio 2009 :  14:33:11  Mostrar perfil  Responder con Cita
Cosa vuol dire essere studente in Albania

Scritto da Eljan Tanini
AlbaniaNews
Sabato 18 Luglio 2009

Tutti i governi democratici sanno benissimo quanto gli studenti siano capaci di rovesciarli e quanto sia forte la loro voce per conquistare tutti i diritti possibili. Ma in Albania è difficile essere studente ed avere i tuoi diritti minimi per istruirti. Nei limiti delle possibilità devi pagare moltissimo per i libri, per le fotocopie, per le spese riguardo la casa dello studente, per il biglietto dell’autobus, fino alle tasse annuali che tutti i studenti gli devono pagare.

Gli studenti albanesi non hanno nemmeno la Carta dello Studente, a differenza dei loro coetanei nel mondo i quali pagano a metà prezzo.

Essere studente in Albania vuol dire che ti traballa sotto i piedi il pavimento della facoltà dove studi, fare due turni di studio, studiare in classi affollate, scrivere sulle lavagne ancora con il gesso, pagare soldi anche per un certificato, svolgere le lezioni in classi non a norma igienica e senza riscaldamento, rimanere in aula senza fare lezione ad aspettare il professore, che i muri e le finestre degli auditori si crepano e scricchiolano dagli scossoni del pavimento, e soprattutto che ti cade il soffitto in testa; perdere le lezioni per tre settimane perché il Ministero della Diseducazione non si interessa a trovare nuove strutture dove svolgere le lezioni, ma gli preme solo che gli vengano pagate le tasse.

Gli studenti hanno il diritto di avere di più, soprattutto nel caso delle facoltà di Scienze Sociali e di Giurisprudenza, poiché quella struttura ormai fuori uso, dove anche nelle aule si sente l’odore dei bagni, assomiglia di più ad un policlinico di quartiere. Ma in Albania ancora una volta il nulla diventa qualcosa.

Gli studenti pagano le tasse, ma dove vano a finire tutte quelle tasse veramente? Dove vanno a finire tutti quei soldi recuperati dalle tasse dei studenti delle facoltà di Scienze Sociali e di Giurisprudenza che messi insieme pagano ogni anno intorno a 2 miliardi di Lek?! Chi è capace di dare una risposta a tutto ciò? E poi cosa, il governo non ha dei fondi per trovare un'altra nuova struttura, oppure per costruire un nuovo campus?!
Può darsi che i soldi dei studenti tramite le Delibere del Consiglio dei Ministri vadano a finire per finanziare le campagne elettorali.

Essere studente in Albania vuol dire non avere la biblioteca in facoltà, avere l’iva sui libri superiore al 20%. Essere studente in Albania vuol dire che le migliori strutture statali sono occupate da privati e che noi altri dobbiamo arrangiarci dove possiamo.

(http://www.albanianews.it/opinioni/180709-cosa-vuol-dire-essere-studente-in-albania)
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Enviado - 31 julio 2009 :  22:25:45  Mostrar perfil  Responder con Cita
Atenei privati e istruzione universitaria in Albania

Scritto da Ismail Ademi
AlbaniaNews
Mercoledì 29 Luglio 2009

L'istruzione ha sempre rivestito un ruolo molto importante nella società albanese. Durante gli anni del regime comunista esisteva una rete di scuole professionali che formava i tecnici e una di licei classici simili a quelli italiani, in cui si formavano i giovani che poi avrebbero proseguito gli studi universitari.

Possedere una laurea significava avere più prestigio e una posizione socio-economica migliore. Tuttavia, chi frequentava l’università proveniva da famiglie comuniste o, nel migliore dei casi, da famiglie non perseguitate dal regime. Un ambiente sicuramente molto selettivo. La laurea garantiva di diritto l’accesso all’olimpo della classe intellettuale del paese, ed era il sogno di ogni genitore che facevano sacrifici enormi per poterglielo permettere ai propri figli.

Dopo la caduta del muro di Berlino, anche l’Albania si è avviata verso una progressiva liberalizzazione del sistema universitario. Negli ultimi 18 anni è aumentato il numero delle università pubbliche e dei giovani che proseguono i loro studi universitari all’estero. Le mete preferite sono principalmente l’Italia, gli Stati uniti, la Gran Bretagna, ma anche altri paesi europei.

Finalmente, il sapere e l’istruzione universitaria sono alla portata di tutti, e di conseguenza il numero degli iscritti alle diverse facoltà cresce di continuo, grazie anche all’apertura delle università private, concentrate quasi tutte nella capitale albanese, Tirana.

Ottenere l’autorizzazione all’apertura di un’università privata in Albania non è molto difficile, basta sapere dove rivolgersi e che cosa offrire in cambio. Questo ha permesso il proliferarsi di tanti atenei privati che hanno rette quasi proibitive per il livello di vita dell’albanese medio. Spesso questi atenei si sono trasformati in laureifici, ridimensionando di molto il valore sociale della laurea. Quanto più facile sarà ottenere un laurea in un’università a pagamento, tanto meno qualitativa sarà la formazione degli studenti, che domani saranno la classe dirigente del paese.

Ovviamente tra gli atenei privati, ci sono quelli che offrono una didattica di qualità, ma nella maggioranza dei casi, la formazione degli studenti che li frequentano lascia a desiderare e spesso risponde ad un nuovo bisogno della società albanese: quello alla laurea o al “pezzo di carta” come lo si chiama in Italia. Quindi, non importa il livello culturale del laureato, importante è possedere qualcosa che certifichi la tua istruzione universitaria. Succede cosi che personaggi dei svariati generi possono aprire un’università privata in Albania nonostante le fonti di finanziamento siano poco trasparenti se non sconosciuti in alcuni casi.

Succede, ad esempio, che il professor Salvatore Messina, condannato in Italia per truffa ai danni dell’Unione Europea, per aver organizzato, secondo i giudici, corsi inesistenti per intascarsi finanziamenti comunitari per oltre 6 milioni di euro, possa aprire a Tirana l’Università Europea del Turismo (Per approfondimenti: http://www.livesicilia.it/2009/04/02/formazione-gonfiata-condannato-salvatore-messina/).

In un paese normale, con i dovuti controlli, questo non sarebbe potuto succedere. Sicuramente questa nuova università inizierà, se non lo sta già facendo, a presentare progetti all’UE, e se i soldi possono sparire in Italia e ancora più facile farli sparire in Albania.

(http://www.albanianews.it/albanian-style/290709-atenei-privati-e-istruzione-universitaria-in-albania)
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Enviado - 27 septiembre 2009 :  01:13:26  Mostrar perfil  Responder con Cita
More Albanian students attending private universities

By Manjola Hala
Southeast European Times - Tirana
21/09/2009

"Today private universities have a complementary feature in our education system," said Henri Cili, professor at the private European University of Tirana.

As University students in Albania head back to school, numbers show that more of them are choosing the private option.

According to data from the Ministry of Education, the trend of young people going to college has been on the upswing, and stands at a total of 28% in the last four years.

In 2008, about 76% of college students attended one of the country's 11 public universities -- the remainder enrolled in local private colleges, which have flourished in the past five years.

The number of students that attended private schools ballooned from 983 in 2004, to 12,166 four years later.

"Today private universities have a complementary feature in our education system," said Henri Cili, professor at the private European University of Tirana (UET).

Currently there are about 17 private universities in the country, but only four of them are accredited by the state, and are able to hand out official diplomas.

Despite the growing number of students in private schools, Cili explains that most Albanians pick public colleges because they are basically free.

According to Cili, some private universities plan to rally for a bill that proposes a shift in public education financing, so that students will be given money, instead of free school -- this way they can choose the college they want to attend, rather than be steered into the public sector.

Despite optimism of a wider college choice, some education experts call into question the quality of private institutions, and stand behind the public option.

"Public universities do not only have an already long-rooted traditional foundation, but they have high quality and a demanding staff," said a source at the Ministry of Education.

The source went on to say that although private universities have better infrastructure and the latest technology, they lag in other areas, and accept students that get rejected from public schools.

Last January the Albanian government said the country will compile a ranking of the country's colleges, conducted by an experienced international agency.

Cili thinks the ranking will level the playing field and show that private universities can hold their own in the blooming competitiveness of the country's college system.

(http://www.setimes.com/cocoon/setimes/xhtml/en_GB/features/setimes/features/2009/09/21/feature-02)
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Enviado - 21 octubre 2009 :  15:27:49  Mostrar perfil  Responder con Cita
Monde albanais: vers l’unification des programmes scolaires?

Par Artan Behrami
Express, 30 août 2009
Traduit par Nerimane Kamberi
LE COURRIER DES BALKANS
Vendredi 9 octobre 2009

L’idée d’unifier le système éducatif de tout le monde albanais fait de nouveau parler d’elle. Et elle pourrait rapidement devenir réalité. Pristina et Tirana se sont en tout cas prononcés en faveur d’une telle mesure qui permettrait, selon les responsables politiques, d’améliorer la qualité de l’enseignement en mettant en concurrence les différents programmes. Mais unification du système scolaire ne veut pas dire union politique…

L’idée d’unifier l’enseignement du monde albanais est née dans les années 1990 et a été réactualisée 20 ans plus tard. Le rêve d’avoir un abécédaire, une histoire et une culture commune pourrait très vite devenir réalité. Le ministre de l’Éducation, des sciences et de la technologie kosovar, Enver Hoxhaj, y croit.

Mais il n’est pas le seul à y croire. Une telle volonté existe aussi à Tirana. Le débat sur cette question devrait commencer immédiatement après la consolidation du nouveau gouvernement albanais. L’académicien Mehmet Kraja pense que cette initiative arrive un peu tard mais qu’elle est indispensable tandis que le spécialiste des sciences de l’éducation, Dukagjin Pupovci estime, lui, qu’il est peu probable que le système scolaire puisse être unifié dans tous les territoires albanais étant donné qu’ils se répartissent sur cinq États différents qui ont chacun leurs spécificités.

«Un besoin urgent» d’unifier culture et éducation

«Nous avons un besoin urgent en tant que peuple d’intégrer les deux segments importants de la vie sociale et nationale que sont la culture et l’éducation», estime Mehmet Kraha. Selon lui, ce n’est pas normal qu’un peuple aussi petit que le peuple albanais, indépendamment du fait qu’il vit dans des espaces politiquement divisés, ait des systèmes éducatifs si différents. Il ajoute que l’homogénéisation des programmes scolaires n’a rien à voir avec la politique, mais que c’est le moyen d’améliorer le savoir pour les nouvelles générations.

«Nous devons créer un système unique d’enseignement. Cela nous permettra de disposer de livres de meilleure qualité, de favoriser la mobilité, et donc d’étudier dans une université ou l’autre […].» Voilà précisément ce qu’espère le ministre de l’Éducation, Enver Hoxaj, après l’unification d’une partie du système scolaire. Il est convaincu que l’enseignement va gagner en qualité. C’est pourquoi, selon lui, le Kosovo souhaite ardemment que le débat sur l’enseignement débute au plus vite.

«Nous sommes très intéressés par l’idée d’un véritable débat à propos de l’unification des programmes scolaires dans des matières précises, que ce soit des matières se référant à l’identité ou d’autres matières». Enver Hoxhaj souligne que très vite des experts du Kosovo, d’Albanie et d’autres territoires albanophones vont se réunir pour débattre de la forme que devra prendre cette unification des programmes scolaires.

Pour Dukagjim Pupovci, malgré les différences entre les systèmes scolaires des cinq États des Balkans où l’on enseigne en albanais, il existe une possibilité de coopération. «Les programmes, dans certaines matières, peuvent être suffisamment proches pour qu’on utilise des livres scolaires communs. Ensuite, il ne faut pas oublier les contenus électroniques en langue albanaise qui sont moins nombreux et qui pourraient être développés jusqu’à ce qu’ils puissent être utilisés dans tout l’espace albanais». D’après Pupovci, les méthodes d’enseignement constituent un autre domaine où peut se développer la coopération, afin de préparer des programmes uniques, et donc un matériel lié à ces programmes unique également.

Quelle est la position de Tirana?

Des responsables du ministère albanais de l’Éducation contacté par Express ont refusé de s’exprimer officiellement sur la question, le ministre Fatos Beja étant en congés. Ils ont toutefois déclaré qu’à Tirana il existe une forte volonté d’homogénéiser les programmes et les livres scolaires dans le monde albanais. Enver Hoxhaj a déclaré que lors de ses entretiens avec son homologue albanais ce dernier l’avait assuré de son engagement pour entamer ce processus. «C’est une question qui doit débuter comme tout processus diplomatique entre deux états, nous devons définir nos intérêts».

Vers un abécédaire albanais

Les enfants albanais continuent à apprendre l’alphabet dans des abécédaires différents alors qu’ils parlent la même langue. Avec l’unification des programmes, les enfants du Kosovo pourront étudier dans l’abécédaire d’Albanie, et ceux d’Albanie dans celui du Kosovo. Le ministre Hoxhaj affirme que sur le marché de l’enseignement primaire et secondaire il y aura un plus grand choix et une plus grande variété de livres, ce qui augmentera la concurrence tout en améliorant la qualité. «Je ne pense pas qu’il faut absolument avoir un seul Abécédaire dans tous les territoires albanophones mais il faut que celui du Kosovo soit utilisé en Albanie, et celui d’Albanie au Kosovo, et que les deux soient mis en concurrence.»

Dukagjin Pupovci estime que les abécédaires des deux pays sont bons. «Néanmoins il est très important qu’en Albanie et au Kosovo les meilleurs livres soient préparés, qui seront utilisés par les élèves des deux côtés de la frontière. Et pas seulement l’abécédaire mais aussi les livres de mathématiques et de sciences naturelles».

Comment régler la question de l’enseignement de l’Histoire?

Est-il possible que les Albanais de Preševo étudient en cours d’Histoire Skanderbeg ou le Commandant de l’Armée de Libération du Kosovo, Adem Jashari? Ou que les Albanais du Monténégro étudient le massacre de Tivar (Bar)? Un livre unifié de l’histoire albanaise comprendrait tous ces évènements. Pour M. Hoxhaj, c’est un fait indéniable: dans les Balkans il existe un espace culturel albanais comme il existe un espace culturel anglophone en Europe et dans le monde ou un espace francophone. «Je pense que de tels espaces doivent être suivis par l’harmonisation du contenu des programmes.», a ajouté le ministre.

Mehmet Kraja ne voit pas d’obstacles dans l’unification des programmes mais plutôt dans l’administration publique d’Albanie et du Kosovo. Selon lui, certaines personnes sont opposées à l’unification du système éducatif, pour des raisons d’intérêt personnel. Mais d’après lui, cela ne saurait être considéré comme un obstacle pouvant aller contre l’unification. «Personne ne va empêcher les Serbes du Kosovo de travailler avec des livres venant de Serbie». […]

Lorsqu’on parle d’Histoire, la situation s’avère un peu plus délicate, rappelle Pupovci,. «Les historiens doivent avoir le dernier mot, mais je pense qu’au Kosovo on doit porter une attention plus grande sur l’histoire récente. Et il faut aussi prévoir que les enfants étudient un peu plus l’histoire des autres peuples des Balkans».

L’unification des programmes scolaires, ce n’est pas l’union politique

«L’unification du système éducatif n’est pas l’union. C’est l’intégration, l’unification des systèmes. L’union politique est une autre chose», explique Mehmet Kraja. Le ministre de l’Éducation, Enver Hoxhaj, partage cette opinion «La République du Kosovo a son propre système éducatif qui reflète non seulement le passé du Kosovo mais qui a aussi pour devoir d’approfondir la foi en l’État… Mais pour atteindre une qualité supérieure, l’espace culturel albanais dans les Balkans doit développer une coopération et une harmonisation dans l’enseignement supérieur.»

(http://balkans.courriers.info/article13740.html)
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alazaro

Envíos 10057

Enviado - 26 octubre 2009 :  23:51:34  Mostrar perfil  Responder con Cita
Comincia l'anno accademico universitario in Albania

Ismail Ademi
AlbaniaNews
Venerdì 16 Ottobre 2009

Questa settimana le università hanno cominciato le loro lezioni in Albania. Sono 30 mila le matricole per l’anno scolastico 2009/2010. Mentre gli studenti, compresi quelli degli anni successivi al primo e i privatisti, raggiungono la quota di 120 mila.

Gli albanesi hanno vissuto per oltre 50 anni sotto un regime dittatoriale tra i più cruenti, almeno per quanto riguarda l’Est Europa. Durante la dittatura di Hoxha l’istruzione era un bene di lusso che non tutti si potevano permettere, e quelli che lo potevano fare ovviamente ricevevano una istruzione ideologizzata al massimo. Chi poi andava all’estero ad approfondire i propri studi era sicuramente parte della nomenclatura del regime, anche se molti di loro oggi dicono che erano stati mandati fuori per meriti particolari. La famiglia albanese puntava tutto sull’istruzione dei figli, in modo che quest’ultimi potessero avere un vita migliore dei genitori. Un tipo di desiderio e mentalità che possiamo paragonare a quella che gli italiani avevano fino ai primi anni ottanta, l’istruzione come livellatrice delle diseguaglianze sociali.

Ovviamente il mondo è cambiato e oggi assistiamo ad una scolarizzazione diffusa che spesso però non ha una corrispondenza con il mercato del lavoro e la retribuzione economica. Oggi in Italia, cosi come in Albania, ci sono moltissimi laureati in quasi tutti i campi. Tutti loro mirano ad avere un buon impiego e magari il prestigio sociale che da questo ne deriva. Assistiamo sempre di più però ad uno svuotamento di alcuni settori dell’economia, primo fra tutti l’agricoltura. E come tutti abbiamo potuto vedere con questa crisi globale, non si può vivere dedicandoci solamente al terziario.

In Albania tutti puntano ad avere una laurea, molti anche un master, e in tanti proseguono con un dottorato. C’è chi prosegue la carriera universitaria all’estero, con mille difficoltà e chi con altrettante difficoltà prosegue in Albania.

In un paese di democrazia giovane e fragile, come l’Albania di oggi, bisognerebbe puntare molto su una istruzione pubblica di qualità, cosi come per molti versi lo è stata; con tutti i limiti; prima degli anni 90. Assistiamo invece sempre di più ad un impoverimento delle Università pubbliche rispetto a quelle private. La legge, e spesso anche la corruzione, permettono di poter aprire una scuola privata di qualsiasi ordine e grado, ivi comprese le università private, in tempi molto rapidi.

Ad oggi ci sono in effetti molte università private che si propongono come alternative dell’istruzione universitaria pubblica, ritenuta da molti come non efficiente e scadente. Spesso però i criteri con i quali ad esse si accede, e soprattutto le competenze che si acquisiscono in uscita, sono tutti da verificare.

La qualità dell’istruzione primaria sia di primo che di secondo grado lascia oggi molto desiderare, ed è per questo motivo che spesso gli studenti arrivano alle aule universitarie con lacune importanti che non sempre riescono ad essere colmate come si deve – ci dice una docente universitaria.

Per dare un panorama più completo su questo tema, a breve pubblicheremmo una serie di interviste con esponenti delle università pubbliche, di quelle private, del ministero dell’istruzione albanese e di alcuni rappresentanti del mondo studentesco.

(http://www.albanianews.it/albanian-style/161009-comincia-lanno-accademico-universitario-in-albania)
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